Visualizzazione post con etichetta idea weekend. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta idea weekend. Mostra tutti i post

lunedì 20 agosto 2012

Asinara a cavallo


Sono sbarcata all'Asinara a fine giugno, ovvero l'inizio della stagione turistica, avviatasi lentamente dopo che per tre mesi il traghetto di linea da Porto Torres era stato fermo, con conseguenti problemi di approvvigionamento per i (pochi) abitanti di quest'isola sarda. Ci sono salita nel giorno in cui trasportavano le bombole di gas, e per poco non ho rischiato di restare a terra perché il numero di posti per passeggeri era limitato. Oltre a me, gli unici a fermarsi a dormire all'Ostello di Cala d'Oliva sono un gruppo di venti ragazzi venuti qui con l'istruttore di apnea, una coppia di signore di mezza età e un altro viaggiatore in cerca di mete inesplorate da proporre come guida.

Il mio obiettivo è uno: godermi questo luogo davvero ai confini del mondo conosciuto e viverlo dal mio punto di vista preferito: in sella a un cavallo locale. Così ben prima di organizzare trasferimento e ostello, mi ero premurata di contattare il Centro di Escursionismo Equestre Cavalcando l'Asinara. Valentina, Consuelo e Cristina lo portano avanti con grande energia, occupandosi (oltre che di un bel gruppo di asinelli) dei cavalli addestrati per le passeggiate, "colleghi" degli altri equini che sull'isola vivono in branchi allo stato brado.

Al centro si arriva in 10 minuti a piedi da Cala Reale (a sinistra, verso sud) lungo l'unica strada di cemento che attraversa l'isola. Oggi è il giorno libero di Consuelo, che mi aveva seguita con scambi di mail e telefonate per organizzare l'uscita: saranno Valentina e Cristina a montare con me e illustrarmi i panorami mozzafiato della parte nord-orientale dell'isola. Oltre a gestire le escursioni e a occuparsi della dura vita di scuderia, le ragazze hanno anche il compito di monitorare i circa cento cavalli che vivono allo stato brado. Da questo punto di vista oggi non è un buon giorno: proprio questa mattina è morto un puledrino che si era ammalato di recente; malgrado stesse reagendo bene alle cure non ce l'ha fatta e la delusione è forte.

Anche se il morale non è alle stelle, ci dedichiamo alla nostra escursione: dopo sellaggio e riscaldamento ala corda è ora di partire. L'escursione dura due ore abbondanti e unisce due itinerari a nord e a sud del centro, toccando tratti di scogliera e più vicini all'acqua,  intervallati da percorsi nell'entroterra e nella macchia mediterranea, dove un trottino interrompe il ritmo regolare del passo. Le cale si susseguono, con il loro colore blu intenso. E si passa anche per alcuni ruderi dell'ex colonia penale.


Ad aprire la fila c'è Medea, una saura che conosce a memoria i percorsi e che ha decisamente beneficiato della chiusura del carcere: dopo anni di abusi da parte di una guardia carceraria nota per la durezza dei modi, tanto verso i detenuti quanto verso gli animali (e deduco gli esseri viventi in generale), è tornata lentamente a fidarsi delle persone grazie alla doma dolce delle ragazze. In loro c'è il giusto mix di grinta e concretezza, unita alla conoscenza e all'amore per questi meravigliosi animali.

Con la baia tutto pepe Elena alle spalle a chiudere la fila, monto la "mia" India, una morellina dal passo scattante che convinco a non strusciarsi contro i cespugli. Ma la sua vera passione è l'acqua e me lo dimostra prima di rientrare in scuderia, quando ci fermiamo nella spiaggetta vicina e ci concediamo una breve galoppata tra gli schizzi salati, stando attenta (per quanto mi riguarda) a distogliere India dal desiderio (più che comprensibile) di buttare me e se stessa tra le onde.


A fine cavalcata mi resta il tempo per consumare in riva al mare il packed lunch acquistato all'ostello, tornare a piedi allo stagno dove avevo avvistato degli splendidi esemplari di Cavaliere d'Italia (una specie migratoria rarissima altrove, ma evidentemente affezionata alla natura protetta dell'isola), scattare qualche foto agli asinelli albini, recuperare lo zaino al bar e salire sul traghetto che mi riporterà a Porto Torres. Da lì, con un po' di fortuna, riesco a incastrare il bus per la prossima tappa: la bellissima città di Alghero.
 












Saluto quest'isola con la promessa di tornare e salutare i cavalli e gli umani del centro equestre: in fondo se questo viaggio è stato così speciale lo devo soprattutto a loro.

Alla prossima!
elly




venerdì 29 giugno 2012

Sardegna - Asinara: Elly e Fabio ci sono appena stati...

Lungo il Sentiero del Faro - Destinazione Cala Sabina

Cari lettori del nostro blog, 
per una serie di circostanze abbastanza casuali Fabio ed io siamo appena stati all'Asinara a distanza di un paio di giorni l'uno dall'altro. Lui a Fornelli - trasferimento da Stintino - io nella parte nord dell'isola - traghetto di linea da Porto Torres a Cala Reale e visita dei dintorni con notte all'ostello di Cala d'Oliva e passeggiata a cavallo - in un'inedita esperienza di viaggio in solitaria che mi ha fatto sentire davvero bene con me stessa e con il mondo.

Sto rimettendo a posto le idee e gli appunti di questo viaggio in un luogo davvero unico, di natura selvaggia ma soprattutto di storia umana. Perché per decenni all'Asinara non ci si è potuti andare, a meno che non si fosse detenuti del carcere o guardie carcerarie con relative famiglie. Poi nel 1998 il carcere ha chiuso, gli abitanti se ne sono andati e la natura, protetta da un parco nel giro di pochi mesi, si è ripresa l'isola rinselvatichendola. Niente più campi coltivati, niente più allevamenti di capre, e i pochi edifici si suddividono in restaurati di fresco (per le strutture di controllo, visita e accoglienza) e diroccati, rinselvatichiti pure loro, utili più che altro a riparare dal sole la pelle delicata degli asinelli albini. Gli animali - tra cui mufloni, cavalli, asini, cinghiali e capre -  vivono liberi e allo stato brado e i servizi per i visitatori sono ridotti all'osso, ma stanno ritrovando nuova linfa di anno in anno per rendere fruibile il territorio. Tra Guardie Forestali, Carabinieri. e Polizia Municpale, oggi sembra quasi che ci siano più forze dell'ordine che civili, a controllare che i suddetti civili rispettino l'integrità di una natura che è stata restituita a se stessa.

Non si viene certo all'Asinara per fare vita comoda... ma l'accoglienza è calda e l'atmosfera da confini del mondo. Si può dormire e cenare all'ostello (indispensabile la prenotazione, da euro 42 a notte per un posto letto in camerata, cena e colazione), fare un'escursione a cavallo, noleggiare un 4x4 o una barca, o semplicemente camminare o pedalare lungo i sentieri e per l'unica strada dell'isola, conquistandosi un posto in prima fila sulla sabbia bianca o sugli scogli in una delle splendide cale accessibili al pubblico (ovvero non protette da riserva integrale). Siete curiosi?! Impazienti?! Prometto di fare presto e pubblicare un post dedicato all'Asinara, con testi e foto inediti!

Nel frattempo segnalo una notizia utile a quanti vogliano passare qui una giornata o (cosa che consiglio caldamente) più giorni. Dopo quasi tre mesi di stop forzato, il traghetto di linea Sara D che collega l'Asinara a Porto Torres è ripartito ed effettua due corse A/R giornaliere con partenza da Porto Torres alle 8:30 e alle 15; il ritorno da Cala Reale è alle 11 e alle 17. Costo: 12 Euro A/R. Per informazioni e prenotazioni: Delcomar (tel: 345/3683626).

Ci sono domande? Non esitate a contattarmi: ellyefabio@gmail.com

Elly




venerdì 26 novembre 2010

Tangeri. La città bianca che non delude


Una cosa è non viaggiare e un'altra è rimandare il momento in cui mettere a posto cose, foto e ricordi...e postare sul blog i viaggi fatti. Per Tangeri è andata così: un weekend infilato a forza tentando di prolungare l'estate, dopo che tutta la stagione se ne era andata con un nulla di fatto o quasi quanto a spostamenti, a parte "i soliti". Al ritorno, a settembre ormai inoltrato, potevamo soltanto ributtarci a capofitto in tutto ciò che avevamo messo in attesa e che non poteva più attendere.

Tornare in Marocco è stato come rivivere il viaggio del 2007, su e giù per il Paese con ogni mezzo possibile. Le stesse insegne sopra i negozi, gli sguardi profondi delle persone contornati dal nero del kajal, lo stesso odore speziato per le strade e stantio nella stanza della pensione che non vedeva idraulici e imbianchini almeno dai tempi in cui lì stavano William S. Burroughs e i colleghi della Beat Generation. C'era insomma un già vissuto che potevamo far riaffiorare dai ricordi. Ma c'era anche il nuovo da scoprire. A quell'epoca avevamo tralasciato Tangeri per assecondare l'idea di una rotta alternativa, via nave dalla Spagna in una città vicina all'Algeria e ben poco avvezza al turismo. Non che Tangeri sia piena di turisti, anzi...
Quando si cercano informazioni su Tangeri prima di partire si trovano pessime recensioni: si fa presto a bollarla come una metropoli malfamata, sporca e pericolosa. Per molti che arrivano via mare dalla Spagna il primo impatto non è dei migliori, ma d'altronde i grandi porti di mare hanno spesso un aspetto tra il sordido e il dimesso. Da lì, massimo il giorno dopo, la maggior parte della gente scappa verso altre mete senza darsi il tempo di conoscere questa bianca regina a cavallo tra Mediterraneo e Oceano, tra Europa e Africa, che avrebbe molto da offrire se solo le si desse l'occasione di esprimersi. Ecco, noi questa occasione abbiamo voluto dargliela. E non ci ha delusi.

E poi i tempi cambiano in fretta. Lo sviluppo del turismo sta modificando tutto il Marocco, Tangeri inclusa. Non vi fidate di noi? Credete allora alla Classifica Lonely Planet 2011 delle 10 città da visitare: Tangeri è addirittura seconda, dopo nientemeno che New York. Andarci oltretutto è molto facile: bastano il passaporto e un volo low cost.

Rispetto a Milano, Tangeri è una decina di chilometri più estesa ed è popolata da circa la metà degli abitanti. Ma l'ultimo censimento risale al 2004 e il numero di Tangerini, già quasi triplicato nel ventennio precedente, continua a crescere. Te ne accorgi subito dall'aereoporto al centro: si perde il conto dei cantieri aperti fra palazzi squadrati che sembrano messi lì a smascherare le false promesse dei cartelli pubblicitari attaccati alle gru. Sono per chi ha abbandonato le campagne e cerca di emergere in una città emergente (che pure vanta una lunga storia). Ma qui, a farsi largo verso il cielo, ci sono soltanto antenne disordinate su tetti ai cui piedi le vie d'accesso sono rimaste quelle di prima: non le strade asfaltate dei disegni in 3D, ma sentieri polverosi buoni per schivare con noncuranza l'immondizia abbandonata.

Poi arrivi in città, e tutto sembra accadere in pochi isolati, con un movimento incessante di fatti e persone che orbitano attorno alla medina. La città vecchia entro le mura antiche si inerpica fino alla casbah promettendo la vista sull'Europa al di là dello stretto, foschia permettendo. Da qualunque parte si arrivi, alla fine si sbuca nel Grand Socco, la piazza di accesso principale alla medina. Qui il tempo scorre veloce stando semplicemente seduti su una delle tante panchine a guardar scorrere l'umanità: motorini dall'aria preistorica sfrecciano scoppiettanti e nella scia d'aria inquinata si infilano i piccoli taxi azzurri o quelli collettivi color crema (le classiche vecchie Mercedes dove i passeggeri si aggregano dividendosi la spesa, 2 sul sedile davanti e 4 dietro). C'è chi resta a guardare la strada, in fila ai tavolini dei caffè all'aperto sorseggiando the verde alla menta, e chi passa svelto una due tre volte, con chissà quali commissioni da sbrigare. Qualunque cosa stiano facendo, sembrano tutti molto indaffarrati. Passano cappelli di paglia tradizionali decorati da pompon di lana varipinta per identificare al colpo d'occhio le contadine che ci camminano sotto e che due volte a settimana (il giovedì e la domenica) espongono ortaggi e uova. Gli altri mercati invece non conoscono sosta: nel suk dentro la medina non si può fare altro che seguire le vie principali e da lì infilarsi nei vicoli. Se ti fermi a osservare la merce probabilmente finirai per contrattare un prezzo che a te sembra basso. Se invece tiri dritto difficilmente verrai fermato: mostrati sicuro e riempiti gli occhi e il naso con quell'inebriante concentrato di sud. E alla fine ti ritroverai al punto di partenza.

Alla fine sarà ora di partire. Ma prima, vogliamo darvi un suggerimento: assicuratevi di aver dato alla città il tempo di raccontare se stessa. In che modo?

Seguendo la nostra lista delle 7 cose da fare a Tangeri!


* * * *
Voli low cost, aggiornamento al 26 novembre 2010: Ryan Air da Orio al Serio, Air Berlin da Olbia e Palermo.

Dove abbiamo dormito: Hotel El Muniria, Rue de Magellan, non lontano dalla Medina. Una pensione dal prezzo medio, camere con bagno privato ma non più di tanto curate né pulite. Pare sia comunque meglio di molti altri.

mercoledì 13 gennaio 2010

Ibiza? Fuori stagione!


Il regalo a sorpresa che ho scelto per il compleanno di Fabio...Dal 12 al 16 dicembre 2009, ovvero come fare di un'isola generalmente invasa da un turismo discutibile un piccolo paradiso per una fuga mediterranea.
Merito della linea Orio al Serio-Ibiza di Ryan Air, prenotato con largo anticipo, e del fatto che tutto sommato un po' sentivamo la mancanza del mare. E così, in un inverno isolano che assomiglia più a un nostro autunno ma più luminoso, abbiamo scovato l'altro lato di Ibiza, quello della gente che ci vive e la sera dopo il lavoro va a fare shopping per i regali di Natale, quello che i locali per turisti sono chiusi e in quelli aperti ci trovi davvero gli ibizenchi, quello che in pensione una camera doppia con bagno in comune la paghi 30 euro a notte (15 a testa) e poi il bagno lo usi solo tu perché non ci sono altri ospiti. (Per info Hostal Sol Y Brisa, non hanno sito web nè mail e la signora parla soltanto spagnolo; camere essenziali rimodernate, nella città nuova non lontano dal centro, vicino alla passeggiata di Vara de Rey).

In sintesi: paesaggi fantastici, cale e spiagge deserte da paradiso tropicale, incredibile centro storico della città cinto da mura, cibo e soprattutto pesce spaziale, in generale prezzi onesti.

E visto che Fabio ha fatto il corso d'arrampicata e che io finalmente ho inaugurato scarpette, imbrago e quant'altro ci siamo portati corda e rinvii e siamo andati alla ricerca delle falesie. Ci sono molte vie lunghe a più tiri e spesso di alto livello, ma qualche quarto o quinto grado si trova. Essenziale però è procurarsi il libro (in effetti quasi introvabile) Ibiza Escalada Deportiva, ce illustra tutte le vie attrezzate dell'isole e fornisce consigli preziosi.

martedì 3 febbraio 2009

Colere, fuori dalle piste battute


Siamo scivolati in una nuova pagina del calendario passando dentro una nuvola: alle nostre spalle il disegno effimero delle linee lasciate sulla neve fresca ai piedi della Presolana.

Colere (BG), sabato 31 gennaio 2009.
Il compleanno di Andrea e Flavio è nell'aria da settimane; se ne parla, si organizza, si prenota... poi tutto è pronto e si parte, con uno zaino minimale, uno skipass bigiornaliero e la meta della serata: il rifugio Albani! Un rifugio vero a quasi 2.000 metri lontano dalle piste e privilegiato dagli scialpinisti, ma anche da chi, come noi, tavola o sci ai piedi, preferisce uscire dai sentieri battuti in senso non solo metaforico.

Una stufa a legno, un sacco a pelo, amici vecchi e nuovi... dopo tutti i festeggiamenti possibili alla fine la montagna è lì a ricordarti che per stare bene non servono molti "gadget". Che il parco dei divertimenti è lì attorno a te a perdita d'occhio ma che devi anche guadagnartelo con gambe, polmoni e un po' di coraggio.

Si potrebbero raccontare molti istanti di questa due giorni passata tra nebbia fitta e fiocchi di neve giganti, tra polenta e vov, lungo distese bianche semideserte che sembravano solo nostre. E forse, nostre, lo erano davvero.

Cliccate qui per vedere su Youtube tre brevi video che documentano le prodezze sulla neve di alcuni dei partecipanti...


Indirizzi utili:


**Colere Ski Area
: www.colereski.it; ci si può innamorare di questa stazione sciistica della Val di Scalve per molte ragioni, che fanno di Colere una località più da aficionados che da orde di pullman del week-end. Dimensioni intime per numero di impianti e di piste, ma con tracciati larghi e abbastanza divertenti da non annoiare mai. Fa più freddo che altrove, ma la neve rasenta la perfezione, e poi le occasioni per riscaldarsi nei rifugi non mancano! Quello che manca di solito è il respiro quando si arriva in vetta con l'ultima seggiovia: merito del panorama da poster che vi accoglie, con la parete nord della Presolana, e sotto i piedi un tappeto di nuvole o le valli in formato Legolandia.

**Rifugio Albani: t. 3204890296; l'apertura invernale segue il calendario degli impianti di risalita. Un paradiso a 1940 metri dominato dalla parete nord della Presolana dove fare una sosta, pranzare, cenare e pernottare, con proposte all inclusive e convenzioni skipass. Rientro in motoslitta oppure (per chi vuole) in fuoripista. Cucina di montagna appagante e atmosfera molto accogliente!

** Pub Nevada: poco prima degli impianti, di fronte al parcheggio, è la sosta obbligata del dopo sci. I vostri scarponi vi condurranno senza ripensamenti verso un boccale di birra e magari una pizza: ne uscirete ritemprati e pronti ad affrontare il viaggio di ritorno.

Vi servono consigli su questa meta o avete altri suggerimenti da dare e condividere? Volete dire la vostra su questo post? Lasciate un commento!

domenica 4 gennaio 2009

Alla scoperta di... Sappada (BL)

Per chi ha voglia di un po' di montagna vera, d'estate o d'inverno, uno dei nostri consigli è sicuramente Sappada. A ottobre 2008, durante un tour lavorativo sul turismo nel bellunese, ci siamo imbattuti in questo paese del Veneto lontano anni luce dalla movida di località sciistiche come l'arcinota Cortina d'Ampezzo. Di tutti i luoghi che abbiamo visitato nel territorio provinciale, Sappada merita un posto speciale nella nostra "classifica": grazie al rispetto per la cultura di montagna ha mantenuto un aspetto quasi da favola, con le caratteristiche case in legno e una buone dose di folklore che si manifesta soprattutto nel periodo del Carnevale, che qui dura ben 3 settimane!

Per rendere l'idea, immaginate una decina di borgate che si stendono a destra e a sinistra della strada principale: intorno montagne, e se proseguite... Sauris e il Friuli Venezia Giulia. La sensazione è quella di tornare alle origini del rapporto tra l'uomo e la montagna: è il messaggio di fondo della maschera tipica, il Rollate (mettete l'accento sulla "o"!) che con i baffoni, il costume di pelo e il campanaccio allontana i pericoli. In fondo qui le origini sono "di casa", visto che a Sappada si trovano nientemeno che le sorgenti del fiume Piave...

Noterete che la scultura del legno è una presenza costante non soltanto durante il Carnevale, quando adulti e bambini sfilano in maschera, ma anche sulle facciate delle case. Per approfondire il discorso potete "attaccare bottone" con uno dei tanti scultori e artigiani. Un esempio? Passate da Pierfrancesco Solero, alias Piersole: sulle orme del padre ha scolpito da ragazzo la sua prima maschera e continua a creare numerosi oggetti in legno che potrete ammirare e comprare nel suo negozio-bottega. L'Art House è lungo la strada principale, sulla destra venendo da valle, di fianco al fotografo: entrateci e vi accoglieranno il profumo del legno e una buona dose di gioviale condivisione delle tradizioni locali.

I bei ricordi sono amplificati da una notte passata nel bellissimo agriturismo di Margherita Piller, in località Cima. Seguite la strada che sale con qualche tornante e troverete il Voltan Haus, affacciato sulla piazzatta principale. Non potrete che restarne soddisfatti: un mix di architettura tradizionale e restauro di un vecchio stabile dove il legno, ancora una volta, la fa da padrone dentro e fuori. In questo bed and breakfast le stanze sono accoglienti e curatissime, e al risveglio il breakfast vi resuscita con un buffet sensazionale di marmellate biologiche, brioches, pane, succhi e soprattutto torte, che Margherita (forse merito anche della sua innata gentilezza) ha un dono speciale nel realizzare. Non lasciatevi scappare lo strudel, una delizia senza pari.

Periodo del Carnevale a parte, potreste essere tentati dal non fare semplicemente nulla e godervi lo spettacolo delle montagne che circondano il borgo; oppure darvi al trekking d'estate o allo sci d'inverno. Il comprensorio non è grandissimo, ma ci dicono che un po' di varietà di piste c'è per la discesa, incluso parco per i giochi sulla neve, mentre i boschi fanno da scenario ai percorsi di fondo che hanno dato i natali ad atleti del calibro di Silvio Fauner e Pietro Piller Cottrer.

Siamo così entusiasti che questo post sembra una pubblicità a pagamento... ma non lasciatevi ingannare dalle apparenze. E' tutto vero e certificato dalla nostra esperienza di viaggiatori on the road!

Ed ecco gli indirizzi:

Il negozio-bottega di Pierfrancesco Solero è Art House: Borgata Hoffe 38, t. 0435469341, www.saporidimontagna.it

Il Voltan Haus si trova in via Cima 65, t. 043566168, www.voltanhaus.it. In base alla stagione una camera doppia costa da 35 a 50 euro, colazione inclusa.

Per informazioni turistiche potete contattare l'ufficio IAT in Borgata Bach 11, t. 0435469131, www.infodolomiti.it

martedì 29 gennaio 2008

"Ti porto a Porto!"


E' il regalo di Natale di Fabio!
Dal 15 al 19 febbraio Porto ci aspetta.
L'attesa ormai è poca, il tempo di finire i rispettivi lavori in corso a tempo di record, poi si parte :-)
Sarà breve, ma sarà un Viaggio. Il Portogallo ha un posto particolare nella nostra vita. E' il primo paese che ci abbia ospitato, il primo posto nella bella Lisbona al quale abbiamo promesso tacitamente che la nostra vita insieme sarebbe stata ispirata al viaggio. E non parlo solo della buonissima abitudine di muoversi e vedere che c'è là fuori, ma anche del vivere con abbastanza entusiasmo e leggerezza da salire e scendere dai treni perché attratti dal paesaggio, dalle persone, dalla vita che non si può pianificare troppo ma che ha in serbo sorprese, più o meno attese, più o meno sperate, cercate, trovate, amate e odiate.
La voglia di partire è tanta, il tempo per prepararsi è poco, ma basterà. Capiremo solo una volta sul posto se Porto è una "Milano iberica", seconda città del Paese dopo la Capitale, operosa, nel nord, un po', come dire, "ruvida"... cosa vi ricorda?! Beh, naturalmente il mare, pardon l'oceano, è vicino, e un fiume (il Naviglio?) sfocia poco più in là. Ma suvvia, non siate pignoli!
A presto per il racconto del nostro viaggio!
Elly

sabato 15 dicembre 2007

Viaggio in Maremma a fine novembre

Difficile tenere un blog con le tappe del viaggio se non si riesce a trovare una connessione a internet nel raggio di chilometri e chilometri, peraltro di curve. E così la fuga in Toscana si è trasformata anche in una fuga dalla realtà virtuale e reale, con (salutari) crisi d’astinenza dalle email.
Non resta che farne un riassunto a cose fatte!

Si parte da Milano domenica pomeriggio, in auto, direzione Roccalbegna: il nome di questo piccolo paese della provincia di Grosseto deriva dal fiume Albegna, che passa proprio sotto il Sasso su cui rimangono resti di una fortificazione…una rocca! Ma perché proprio qui? È presto detto: quando arriviamo ci sono gli zii di Fabio pronti ad accoglierci nella loro rustica casetta: Renato e Patrizia, lui in piena stagione di caccia al cinghiale, lei amante della settimana enigmistica. Come loro sono in trasferta da Sesto Fiorentino la sorella di Patrizia, Costanza, e suo marito Luciano. Inutile dire che senza la loro ospitalità sarebbe stata tutta un’altra musica. Tra una gita e l’altra, quando tornavamo alla base c’erano loro ad aspettarci e allietare le lunghe sere invernali di fronte al caminetto.

Lunedì si salta in macchina verso il mare. Il sole caldo non sembra quello di novembre e ci permette di fare un pic-nic in una cala dell’Argentario, seguito da giro completo della penisola su stradine sterrate a picco sul mare. Da porto Santo Stefano a Porto Ercole, per poi tornare fra le colline. Salutiamo il mare ma solo per poco: abbiamo già tutte le informazioni per il giorno successivo…

Martedì è una giornata ecologica di riconciliazione con la natura. Siamo infatti gli unici visitatori del Parco della Maremma. Armati di biglietto d’ingresso (si acquista all’Ente Parco di Alberese, intero Euro 9 per la zona centrale del Parco) saliamo sulla navetta che ci porta all’imbocco dei sentieri. Optiamo per il numero 4, che attraversa la macchia mediterranea per sbucare alla Cala di Forno: qui la lunga spiaggia, ovviamente deserta, viene addirittura chiusa durante l’estate per il rischio incendi, e ci sentiamo doppiamente fortunati per avere tutto questo spazio a nostra disposizione. Lungo il tragitto avvistiamo diversi animali: caprioli scattanti che brucano l’erba, buoi maremmani sonnolenti, una volpe molto socievole, insetti vari e qualche cinghiale, simbolo del parco. E per aggiungere sensazioni citiamo anche il profumo della pineta, i colori dei corbezzoli e le torri d’avvistamento che spuntano sui promontori. Al tramonto il parco chiude, la navetta ci aspetta per tornare al parcheggio. È una notte di luna piena e c’è una cosa che desideriamo fare da un po’. Sulla strada verso casa, piccola deviazione per le Terme di Saturnia, ovviamente non nel lussuosissimo centro termale, bensì nelle vasche calcaree naturali lì vicino: dopo un bel bagno nell’acqua sulfurea, con idromassaggio naturale, siamo come nuovi.

Mercoledì: oggi si resta nei dintorni. Siamo infatti nell’area dell’Amiata e Luciano ha di che raccontare. Prima le case nel centro storico di Roccalbegna, che qui la gente chiama La Rocca, poi sul monte Labbro, dove facciamo la conoscenza degli asinelli dell’Amiata (razza autoctona con il pelo più scuro su spalle e dorso a formare una croce) e della comunità Giurisdavidica. Del santuario, il cui simbolo è una croce con due “C” speculari ai lati, rimangono alcune rovine e una cappella ancora visitata piena di simboli e scritte. La comunità, che alcuni considerano una setta, era stata costituita alla fine dell’800 dal rivoluzionario Davide Lazzaretti, originario della zona... Ci ripromettiamo di approfondire l’argomento prima di tornare all’auto per la tappa successiva. Ritorna il tema religioso, ma dal cristianesimo si passa al buddismo. Merigar è un posto difficile da trovare anche sulle mappe: qui la comunità buddista Dzogchen ha fondato nel 1981 il proprio centro culturale, con tanto di gompa (tempio) inaugurato nel 1990 alla presenza del Dalai Lama. L’atmosfera è decisamente adatta a concentrarsi. Ci ripromettiamo, ancora una volta, di tenere a mente e approfondire. Si torna a casa, ma prima abbiamo un appuntamento con le “tipicità locali”: la birra di castagne dell’Amiata! Prodotta artigianalmente dal birrificio Birra Amiata, ad Arcidosso, si compra in bottiglia (tra i 6 e i 10 euro circa) in più varietà (speciali, ale, affumicata), la maggior parte delle quali contiene una percentuale di castagne. Vale la pena di entrare, assaggiare, e… fare scorta.

La settimana sta volando, progettiamo di ripartire l’indomani. Giovedì mattina il sole è andato via e tutto sembra volerci convincere che Roma non è poi così lontana. Tre ore dopo, sotto la pioggia torrenziale che sempre accompagna le visite di Elly alla capitale, entriamo nella Città Eterna pronti a sbrigare un po’ di “commissioni” di Fabio, che qui ha vissuto e ha contatti di lavoro da tenere attivi ma soprattutto amici da salutare.

Venerdì: valigie fatte, zii salutati, saluti ricambiati. Manca solo una cosa: il Fiorino! Sì, perché la tradizione di famiglia vuole che nessuno lasci la Rocca senza un’adeguata scorta di pecorino toscano. Appena fuori dall’abitato il caseificio Il Fiorino è un’istituzione delle colline maremmane. Da circa una paio d’anni l’ingresso alla fabbrica è stato sostituito da un negozio di prodotti tipici, molto più “pettinato” rispetto al burbero casaro che vendeva forme e ricotte a due passi dalla produzione. Il pecorino, però, è sempre buonissimo (e il prezzo accessibile, dato il passaggio diretto dal produttore al buongustaio). Siamo soddisfatti e pecorinati. Ora sì che possiamo ripartire, e visto che ci sentiamo viaggiatori ci fermiamo con le quattro frecce per fotografare le ultime colline toscane, e sulla via del ritorno lungo la Cisa ci godiamo anche il panorama dall’autostrada, dove sospettiamo di avere avvistato il borgo di Santo Stefano di Magra, il castello di Tresana e l’Alpe di Succiso (m 2017) più o meno sotto Pontremoli.

Vi abbiamo raccontato abbastanza, ma se avete domande scrivete un commento al post e saremo felici di condividere con voi informazioni e consigli!

Indirizzi utili

Roccalbegna
La Rocca si trova a 45 km dall’uscita di Grosseto Est. A Istia d’Ombrone è meglio seguire per l’Amiata, passando da Arcille, Baccinello e Vallerona. Si può passare anche da Scansano, per la SS 323, ma ci sono più curve e la strada è decisamente più lunga.

Parco Regionale della Maremma
Due i centri visita. Noi siamo partiti da Alberese, tel. 0564.407098. L’altro è più a sud, a Talamone. Fuori stagione è sufficiente acquistare il biglietto e seguire i sentieri; d’estate è obbligatoria la prenotazione della visita guidata.

Saturnia
Le cascate naturali ad accesso libero NON sono segnalate. Lungo la strada per Semproniano lasciate l’hotel Terme di Saturnia sulla destra e dopo qualche centinaio di metri prendete la stradina a destra che termina con una sbarra. Al di là vi aspetta l’acqua calda e sulfurea delle terme.

Chiesa Giurisdavidica
Sul monte Labbro. Vi si trovano alcune informazioni a questo link e su Wikipedia

Merigar (presso Arcidosso)
La comunità buddista Dzogchen di Merigar ha il suo sito internet...

Birra Amiata srl
Via Poderino 1, loc. Zancona, Arcidosso (GR)
0564.966865

Caseificio Il Fiorino
Località Paiolaio, Roccalbegna (GR)
0564.989059

giovedì 1 novembre 2007

|+| Idea week end. Noi ci andiamo...|+|

Per caso vi serve un pezzo di ricambio fuori produzione? Il 17 e 18 novembre 2007 c'è una fiera che fa per voi. E anche se non avete un bel mezzo d’epoca parcheggiato in garage, perché non fare un viaggio nella storia segnata da quattro e due ruote leggendarie?
Mostra Scambio. Auto, moto, ciclo d'epoca.
Parco Esposizioni Novegro, Segrate

mercoledì 8 agosto 2007

Spagna - Granada - Ostello

Posada José Bocanegra, Cuesta Escoriaza 10. Prenotato da www.hostelworld.com. Non è l’indirizzo migliore della città, ma se non si prenota con un po' di anticipo... Cameretta “corridoio” in stile monacale, con letto a castello e pulizia sommaria. Si salvano il balconcino in camera, la cucina con l’occorrente per prepararsi la colazione e un pc a disposizione per internet. Toilette dignitose, ma si può fare di più. Accoglienza freddina. Prezzo a notte per camera doppia con bagno in comune: 30€