Visualizzazione post con etichetta indirizzi utili. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta indirizzi utili. Mostra tutti i post

domenica 16 settembre 2012

Fare campeggio libero in Norvegia, Svezia e Finlandia. Le regole


Questo post è dedicato a chi cerca informazioni più precise a proposito del campeggio libero in Scandinavia, un'attività altrove impensabile sancita da un diritto, l'Every Man's Access, cioè il diritto d'accesso. Ecco quindi una sintesi di cosa comporta questa regola, e di come è possibile risparmiare qualche soldo stando nella natura.
La fonte principale è Wikitravel e relativi link ufficiali.

In linea di massima, il libero accesso a terreni pubblici o privati vale con l'accortezza di non arrecare disturbo o creare problemi. Quindi, ad esempio: ok passare per un campo non coltivato o un pascolo, purché si richiudano tutti i cancelli perché nel suddetto recinto potrebbero essere custoditi animali. Ok raccogliere funghi e fiori a meno che non siano specie protette. E ancora ok accendere un fuoco purché non si taglino alberi o salvo esplicite restrizioni...e così via.
Nel caso specifico del campeggio libero, questo è possibile anche senza chiedere il permesso al proprietario se si rimane ad almeno 150 metri da abitazioni. In Svezia, a differenza che negli altri Paesi, la tenda può restare al massimo per 24 ore, dopodiché è necessario chiedere il permesso o andarsene. Ovviamente non bisogna in nessun caso lasciare rifiuti o lasciare un'impronta negativa sul territorio.

In Svezia il diritto al pubblico accesso è una regola non scritta ma universalmente condivisa e prende il nome di Allemansrätten. Il corrispettivo finlandese è lo Jedermansrechte. Ulteriori informazioni sulla legge norvegese si trovano invece qui.

martedì 20 settembre 2011

Balkan Express: da Milano a Istanbul nei Balcani, con treni, nave e pullman


Un viaggio via terra dall'Italia a Istanbul, fatto nel marzo 2010, con mezzi pubblici di varia natura, attraverso Croazia, Bosnia Herzegovina, Serbia e Bulgaria.

Le tappe:

5 Marzo – Da Milano ad Ancona e partenza per Spalato. Raggiungo Ancona da Milano tramite due treni regionali: Milano-Bologna, partenza ore 11.20 e arrivo ore 14.30: Bologna-Ancona, partenza ore 14:36 e arrivo ore 17:24. Spesa complessiva 24,90€. Ad Ancona incontro Francesco, mio compagno di viaggio, partito invece da Roma. Alle 21:00 la nave Dubrovnik lascia Ancona con noi a bordo, diretta a Spalato. Il viaggio per due persone ci costa 97€ (passaggio ponte, ovviamente).

6 Marzo – Da Spalato a Mostar. Arriviamo a Spalato alle 7 di mattina. Breve giretto in città, dato che l'ho già visitata con Elly in passato (molto graziosa, ma sta perdendo rapidamente la propria autenticità, almeno nel centro storico). Alle 10.55 saliamo su un bus semi-deserto alla volta di Mostar. La stazione dei bus è sul lungomare, poco distante dal punto in cui ci lascia la nave. Il pullman scende lungo la costa, il mare cristallino sempre in basso alla nostra destra. Poi, dopo Ploĉe, svolta verso l'interno e, seguendo la valle della Neretva, ci introduce nel paesaggio brullo tipico della Herzegovina, fatto di colline prive di vegetazione. I fori di proiettile che compaiono sui muri dei palazzi, spesso mezzi crollati, e i minareti che affiancano i campanili sono il segno tangibile che abbiamo cambiato stato. Arriviamo a Mostar nel pomeriggio (arrivo previsto alle 15:00, ma facciamo più di un'ora di ritardo). A Mostar alloggiamo all'Hostel Dino (dal nome del gestore), ottimo per posizione e prezzi (20€ la doppia). 
 
7 Marzo – Da Mostar a Sarajevo. Dopo una mattina di relax, passata a crogiolarsi sotto il sole di Mostar, alle 15 in punto partiamo per Sarajevo (esiste anche un treno, ma è mooolto più lento). Il viaggio dura circa sei ore ma merita: attraversiamo vallate scoscese e lussureggianti, zone montuose e laghi, e approdiamo a Sarajevo in serata, appena in tempo per piazzarci all'Hostel City Centre, che si rivela un troppo affollato per i miei gusti. Per fortuna che ci dirottano in un micro-appartamentino privato alle porte del centro città: prezzo 20.45€.

8 Marzo – Da Sarajevo a Belgrado. Dalla Central Station di Sarajevo parte un solo bus, alle 6 del mattina. Decisamente più numerosi i bus che partono dalla Lukavica Station, molto distante dal centro ma collegata tramite un autobus (informatevi sul posto). Le partenze giornaliere sono: 6:15, 8:00, 9:45, 11:00, 12:30, 15:00, 22:00). Noi optiamo per quello delle 11:00. Il viaggio è lungo (7 ore dichiarate ma ce ne mette almeno un paio in più) ma condito da numerose e gradevoli soste. Dopo pochi chilometri compaiono cartelli in cirillico e capiamo così di essere nella Republika Srpska, la regione bosniaca a maggioranza serba. Poi, ad un tratto, le montagne lasciano spazio a una pianura fertile, enorme, disseminata di vecchi borghi agricoli con casette minuscole, che sembrano uscite direttamente da un libro di fiabe. Siamo entrati in Serbia.

9 Marzo – Belgrado. Giornata ritemprante, dopo il lungo viaggio in pullman da Sarajevo e prima del lunghissimo viaggio in treno per Istanbul. Alloggiamo al Cricket Hostel: camere belle, colorate e pulite, ottimo rapporto qualità-prezzo (12€ a testa per una doppia) e accoglienza assai cordiale. Immancabile rete free wifi.

10 Marzo – Balkan Express. Viaggio lunghissimo, 24 ore no stop, ma esperienza epica che deve essere vissuta (paghiamo 9.776 Dinari per due biglietti, equivalenti a 97 euro – i biglietti si possono fare soltanto allo sportello della stazione di Belgrado). Al confine tra Serbia e Bulgaria assistiamo a scene di puro contrabbando. Prima due tizi che, armati di cacciavite, smontano pannelli del treno per nascondere stecche di sigarette. Poi signore dall'aria materna, salite poco prima della frontiera, con pacchetti di sigarette nascosti ovunque, sotto le ampie gonne o all'interno della terra dei vasi di fiori che portano con sé. Con ampi sorrisi e banconote nascoste tra le pagine dei passaporti riescono a rendere meno severi i controlli dei baffuti agenti di frontiera. Le pagine stracolme di timbri dei loro passaporti ci fanno capire che quel viaggio costituisce la loro quotidianità. All'imbrunire arriviamo a Sofia, dove ci fanno montare su un treno più piccolo (occhio a qualche falsa guida che zelante si offrirà di accompagnarvi al giusto binario). Con 10€ avrete diritto a un letto in una comoda cuccetta a tre posti.

11 Marzo – Arrivo a Istanbul. Nel cuore della notte veniamo svegliati per sbrigare le formalità necessarie per l'ingresso in territorio turco (frontiera di Edirne). Doveste capitarci, non mettetevi in coda con tutti quelli che devono acquistare il visto (noi italiani, a differenza di spagnoli, inglesi e olandesi, non ne abbiamo bisogno) ma andate dritti a farvi timbrare il passaporto allo sportello. C'è anche un piccolo alimentari in cui è possibile comprare acqua e provviste per la notte. La mattina il treno entra a Istanbul costeggiando il Mare di Marmara. Spettacolo che mi perdo, dato che il letto è accogliente e dormo della grossa.

12 Marzo – Istanbul. Due giorni di relax e bighellonate, nel corso quali l'unico mezzo che prendiamo è il battello per raggiungere Uskudar... Alloggiamo al Chillout Hostel. C'ero già stato qualche anno fa, ma mi sa che questa è l'ultima volta che ci vengo dato che Iskitlal Caddesi sta rapidamente e fastidiosamente diventando il cuore della movida di Istanbul.

13 Marzo – Da Istanbul a Roma. Rientro in Italia in aereo con la compagnia lowcost Blu Panorama (il biglietto ci costa circa 50€ a testa). Il bus per l'aeroporto parte da piazza Taksim e ce n'è uno ogni mezz'ora (17 lire turche, un po' caro...).

Consigli random. I viaggi in pullman (Balkan Express escluso) sono tendenzialmente da preferirsi a quelli in treno, decisamente più lenti e poco frequenti. Gli ostelli che abbiamo incontrato nei Balcani ci sono piaciuti parecchio: puliti, economici e dotati di rete wireless. Portarsi un piccolo notebook, un tablet o un qualunque apparecchio dotato di connessione wifi può essere una buona idea...

Questo è quanto. Buon viaggio!

fabio

mercoledì 7 settembre 2011

Da Roma al Salento in Vespa

Il racconto di questo viaggio inizia dalla fine... ma poi le tappe del viaggio in Vespa ve le diciamo (per quelle scendete dritti finché non trovate la prossima foto).

Senza contare brucianti escoriazioni, contusioni e ferite varie, ce la siamo cavata con una microfrattura composta al capitello radiale sinistro per Fabio e un numero imprecisato (ma maggiore di 8) punti di sutura al braccio sinistro per Elly. Più una storia da raccontare.
È la storia di un viaggio in Vespa iniziato a Roma e finito a 20 chilometri da Brindisi, 20 chilometri dal porto che ci avrebbe imbarcati per Corfù. È anche la storia di tre forature consecutive della gomma posteriore: alla prima foratura, fortuita, è seguita la riparazione dal gommista con cambio camera d'aria. La seconda foratura è avvenuta quello stesso giorno, così siamo tornati dallo stesso gommista segnalandogli che qualcosa non aveva funzionato: nuova sostituzione e controlli (almeno apparentemente) accurati della gomma. Dodici ore e pochi chilometri più tardi, diretti al porto, la terza foratura, o meglio un vero scoppio della camera d'aria, ci ha sorpresi a una velocità di 60/70 km all'ora. A quel punto Fabio ha rallentato il più possibile e si è spostato a destra verso una (miracolosa) area di sosta, ma la Vespa senza ruota sbandava e abbiamo avuto tutto il tempo di capire che stavamo per fare un volo sull'asfalto.

Nel seguito di questa parte della storia c'è un susseguirsi di ambulanze, attese infinite al pronto soccorso di Brindisi, diagnosi più o meno approssimative, bruciore... e solidarietà spontanea tra degenti.
C'è un insieme di persone al quale va tutta la nostra gratitudine: da Livio che per primo ci ha sosccorsi e supportati anche con la Vespa, agli amici che ci hanno confortato e ospitato in Puglia fino ai genitori di Fabio con i quali, in una coda di viaggio (che è stata pure divertente) siamo tornati a casa.

Un evento è il risultato di un concatenarsi di altri eventi precedenti. Può essere banale o significativo, ma è tutta questione di atteggiamento. Possiamo non dargli peso, medicarci le ferite e ricominciare come sempre. Oppure cogliere l'occasione per un cambiamento, per vedere la cosa da un punto di vista un po' più universale, insomma. Propendiamo per questa seconda alternativa.

Ma questa è soltanto la fine di un viaggio...
Come promesso non vedevamo l'ora di raccontarvi il viaggio che abbiamo fatto: da Roma al Salento in sella a un PX 125, passando per Abruzzo, Molise e Basilicata in 5 tappe e 800 km circa di strade lente, secondarie, che attraversano paesaggi strepitosi.

Giorno 1: Roma - Parco Nazionale d'Abruzzo, Opi, AQ
Usciti da Roma via Tivoli, l'Abruzzo è vicino! L'Abruzzo è una piacevole scoperta: persone gentilissime, cibo delizioso, tanto verde e tanto spazio. A Pescasseroli seguite la freccia "Yogurteria" e addentratevi nei vicoli del centro storico...lo yogurt di capra da bere al naturale o con miele/marmellata/cereali è da applauso. Ci sono molti campeggi in zona, noi abbiamo scelto il Camping Le Foci a Opi, un bel pratone in pendio ma terrazzato con vista sulla vallata. Se volete vedere gli orsi e una simpatica lontra potete andare a osservare gli ospiti nel centro visita di recupero di Pescasseroli, sede del Parco e di un museo.

Giorno 2: Parco Nazionale d'Abruzzo, Opi, AQ - Molise, Castropignano, CB
Si parte diretti in Molise, e pochi km dopo scatta la sosta on the road per fare il bagno nel lago di Barrea. Anche lì c'è un campeggio che da lontano sembrava rock and roll... Ritemprati dall'acqua fresca proseguiamo verso Campobasso. E' lunga, ci incasiniamo con le uscite della superstrada, alla fine piantiamo la tenda in un'area di sosta normalmente usata per i pic nic...a soli 5 euro. Lì vicino, all'Hotel Roberto, si mangia benissimo e si spende poco! Fossalto è un esempio piacevole della vita che palpita negli infiniti paesini arroccati che ci sono da queste parti: merita una passeggiata tra i vicoli!

Giorno 3: Molise, Castropignano, CB - Laghi di Monticchio, Rionero in Vulture, PZ
Siamo in pieno weekend di Ferragosto, gruppi e famiglie di minimo venti persone e quattro generazioni si avventano sui tavoli da picnic. Alcuni di loro li hanno prenotati la notte precedente e re della cafonaggine da vacanza hanno tenuto la musica a manetta fino all'alba. Dormiamo a tratti, poi smontiamo e ripartiamo verso un ex luogo di villeggiatura lucano, oggi un po' demodé ma pur sempre buono per fare i picnic di Ferragosto: i laghi di Monticchio! C'è chi li conosce per il bellissimo monastero che si affaccia sull'acqua. Qui niente bagno (è paludoso) ma la tenda si mette al Camping Europa, che poi è uno dei pochi se non l'unico nel raggio di decine di chilometri.


Giorno 4: Laghi di Monticchio, Rionero in Vulture, PZ - Matera
Ci stiamo avvicinando alla meta, e in linea d'aria non servirebbe passare da Matera per andare in Salento. Ma noi a Matera ci vogliamo passare, e infatti la città dei Sassi merita la deviazione: patrimonio Unesco, molto ben tenuta... e ci sarebbe da scrivere un post a parte solo per lei e non escludiamo di farlo. Qui  segnaliamo due buoni indirizzi: il Bed and Breakfast Santa Marta, di Maria e Pasquale Lamacchia (comodissimo per visitare il centro storico, camere con bagno privato e aria condizionata, tutto molto moderno e profumato) e il ristorante Il Borghese, che aldilà del nome un po' troppo classe sociale propone ottimi piatti e vini (è anche wine bar) a prezzi accettabili per una serata speciale.

Giorno 5: Matera - Specchiolla di Carovigno, BR
Ed eccoci qui, ritemprati da una buona cena e da un letto comodo dopo giorni di randagismo...pronti ad affrontare l'ultima tappa. Alle nostra spalle, fin dai giorni precedenti, avevamo saggiato il vento e la terra bruciata della Puglia. Bruciata perché qui ai campi danno proprio fuoco...qui la Puglia brucia, e sulla strada finiamo pure dentro a una nuvola di cenere nera. Siamo sempre in zona Ferragosto, e quindi il Salento ribolle di persone, tra chi torna a casa per le ferie e chi, sempre per le ferie, la sua casa la lascia e viene a stare qui. Insomma, c'è chiunque. E ci siamo anche noi. Due notti al Villaggio Camping Pineta al Mare (troppo affollato per i nostri gusti, una tipica meta da villeggiatura stanziale in cui c'è tutto, inclusi ristorante e piscina, e chiaramente la sistemazione costicchia...). Corfù ormai è vicina, tempo un paio di bagni al mare, una mangiata di pesce e i fuochi d'artificio e poi si va in Grecia....

I programmi possono anche starci, ma a volte la vita regala altre occasioni!




mercoledì 6 aprile 2011

Cappadocia lowcost


Con le sue rocce dalle forme fiabesche e le abitazioni rupestri, la Cappadocia è una delle mete turistiche più note e frequentate della Turchia, anche fuori stagione.

Eccovi qualche consiglio lowcost per visitare l'area. Tenete presente che la località più famosa è Göreme, ma ci sono paesini un po' meno turistici dove si trovano diversi alloggi. Avanos, ad esempio, ci è sembrata una tappa simpatica.

Arrivare e muoversi:
Da Orio al Serio e Fiumicino si può volare per Kayseri con Pegasus Airlines. La compagnia lowcost turca vola tutti i giorni escluso il mercoledì e fa scalo a Istanbul S. Gokcen (www.flypgs.com)

In alternativa la tratta Istanbul-Cappadocia è ben servita da diverse compagnie di pullman. Calcolate circa 12 ore di viaggio e 50 TL (meno di 25 euro) a persona; noi abbiamo viaggiato con "Göreme" (vetture moderne, servizio cortese, snack e bevande calde incluse nel prezzo). I pullman si riempiono in fretta anche fuori stagione, perciò prenotate con un po' di anticipo nelle sedi delle agenzie (spsso hanno uno sportello in città e uno alla otogar, la stazione dei pullman).
Chiaramente il mezzo proprio permette una visita in libertà... Soluzione diffusa per muoversi agilmente e in autononia fra i paesi è noleggiare uno scooter (prezzo contrattabile e non caro). Per la mountain bike invece ci vuole un po' di allenamento dati i numerosi saliscendi. con budget più alti si possono anche fare gite a cavallo e, ancora più alti, in mongolfiera. Molti sentieri collegano tra loro i paesi e attraversano le zone rurali dove svettano le formazioni rocciose... sono una soluzione meno affollata per vedere le rocce e le abitazioni rupestri.

Mangiare:
A Göreme, buon rapporto qualità prezzo all'Orient Restaurant, sulla strada principale non lontano dalla piazza centrale. Menu fisso con tre varianti per ciascuna delle quattro portate: 25TL. Si può anche cenare alla carta.

Dormire:
Sempre a Göreme, un ufficio informazioni nella piazza principale del paese espone sulle pareti le foto di tutti gli esercizi ricettivi; il personale li contatta per verificare la disponibilità. Il budget si alza per chi vuole dormire in strutture ricavate nelle case trogloditiche ristrutturate.
Noi abbiamo dormito all'Emre Cave Pansyon: di fronte alla piazza principale, prezzo molto onesto e accoglienza simpatica, internet wifi a disposizione. Le camere sono umide e la struttura semplice in muratura, ma la terrazza comune regala una bella vista sulle rocce del paese.

Occhio alle folle...
Le chiese rupestri del Göreme Open Air Museum (Unesco) sono senz'altro degne della loro fama, ma il sito è preso d'assalto dai pullman e dai gruppi, cosa che obbliga a una visita faticosa, frettolosa e poco soddisfacente. La guida Routard consiglia di visitarlo la mattina presto, a pranzo o nel tardo pomeriggio, cioè dribblando le gite organizzante.

martedì 3 febbraio 2009

Colere, fuori dalle piste battute


Siamo scivolati in una nuova pagina del calendario passando dentro una nuvola: alle nostre spalle il disegno effimero delle linee lasciate sulla neve fresca ai piedi della Presolana.

Colere (BG), sabato 31 gennaio 2009.
Il compleanno di Andrea e Flavio è nell'aria da settimane; se ne parla, si organizza, si prenota... poi tutto è pronto e si parte, con uno zaino minimale, uno skipass bigiornaliero e la meta della serata: il rifugio Albani! Un rifugio vero a quasi 2.000 metri lontano dalle piste e privilegiato dagli scialpinisti, ma anche da chi, come noi, tavola o sci ai piedi, preferisce uscire dai sentieri battuti in senso non solo metaforico.

Una stufa a legno, un sacco a pelo, amici vecchi e nuovi... dopo tutti i festeggiamenti possibili alla fine la montagna è lì a ricordarti che per stare bene non servono molti "gadget". Che il parco dei divertimenti è lì attorno a te a perdita d'occhio ma che devi anche guadagnartelo con gambe, polmoni e un po' di coraggio.

Si potrebbero raccontare molti istanti di questa due giorni passata tra nebbia fitta e fiocchi di neve giganti, tra polenta e vov, lungo distese bianche semideserte che sembravano solo nostre. E forse, nostre, lo erano davvero.

Cliccate qui per vedere su Youtube tre brevi video che documentano le prodezze sulla neve di alcuni dei partecipanti...


Indirizzi utili:


**Colere Ski Area
: www.colereski.it; ci si può innamorare di questa stazione sciistica della Val di Scalve per molte ragioni, che fanno di Colere una località più da aficionados che da orde di pullman del week-end. Dimensioni intime per numero di impianti e di piste, ma con tracciati larghi e abbastanza divertenti da non annoiare mai. Fa più freddo che altrove, ma la neve rasenta la perfezione, e poi le occasioni per riscaldarsi nei rifugi non mancano! Quello che manca di solito è il respiro quando si arriva in vetta con l'ultima seggiovia: merito del panorama da poster che vi accoglie, con la parete nord della Presolana, e sotto i piedi un tappeto di nuvole o le valli in formato Legolandia.

**Rifugio Albani: t. 3204890296; l'apertura invernale segue il calendario degli impianti di risalita. Un paradiso a 1940 metri dominato dalla parete nord della Presolana dove fare una sosta, pranzare, cenare e pernottare, con proposte all inclusive e convenzioni skipass. Rientro in motoslitta oppure (per chi vuole) in fuoripista. Cucina di montagna appagante e atmosfera molto accogliente!

** Pub Nevada: poco prima degli impianti, di fronte al parcheggio, è la sosta obbligata del dopo sci. I vostri scarponi vi condurranno senza ripensamenti verso un boccale di birra e magari una pizza: ne uscirete ritemprati e pronti ad affrontare il viaggio di ritorno.

Vi servono consigli su questa meta o avete altri suggerimenti da dare e condividere? Volete dire la vostra su questo post? Lasciate un commento!

domenica 4 gennaio 2009

Alla scoperta di... Sappada (BL)

Per chi ha voglia di un po' di montagna vera, d'estate o d'inverno, uno dei nostri consigli è sicuramente Sappada. A ottobre 2008, durante un tour lavorativo sul turismo nel bellunese, ci siamo imbattuti in questo paese del Veneto lontano anni luce dalla movida di località sciistiche come l'arcinota Cortina d'Ampezzo. Di tutti i luoghi che abbiamo visitato nel territorio provinciale, Sappada merita un posto speciale nella nostra "classifica": grazie al rispetto per la cultura di montagna ha mantenuto un aspetto quasi da favola, con le caratteristiche case in legno e una buone dose di folklore che si manifesta soprattutto nel periodo del Carnevale, che qui dura ben 3 settimane!

Per rendere l'idea, immaginate una decina di borgate che si stendono a destra e a sinistra della strada principale: intorno montagne, e se proseguite... Sauris e il Friuli Venezia Giulia. La sensazione è quella di tornare alle origini del rapporto tra l'uomo e la montagna: è il messaggio di fondo della maschera tipica, il Rollate (mettete l'accento sulla "o"!) che con i baffoni, il costume di pelo e il campanaccio allontana i pericoli. In fondo qui le origini sono "di casa", visto che a Sappada si trovano nientemeno che le sorgenti del fiume Piave...

Noterete che la scultura del legno è una presenza costante non soltanto durante il Carnevale, quando adulti e bambini sfilano in maschera, ma anche sulle facciate delle case. Per approfondire il discorso potete "attaccare bottone" con uno dei tanti scultori e artigiani. Un esempio? Passate da Pierfrancesco Solero, alias Piersole: sulle orme del padre ha scolpito da ragazzo la sua prima maschera e continua a creare numerosi oggetti in legno che potrete ammirare e comprare nel suo negozio-bottega. L'Art House è lungo la strada principale, sulla destra venendo da valle, di fianco al fotografo: entrateci e vi accoglieranno il profumo del legno e una buona dose di gioviale condivisione delle tradizioni locali.

I bei ricordi sono amplificati da una notte passata nel bellissimo agriturismo di Margherita Piller, in località Cima. Seguite la strada che sale con qualche tornante e troverete il Voltan Haus, affacciato sulla piazzatta principale. Non potrete che restarne soddisfatti: un mix di architettura tradizionale e restauro di un vecchio stabile dove il legno, ancora una volta, la fa da padrone dentro e fuori. In questo bed and breakfast le stanze sono accoglienti e curatissime, e al risveglio il breakfast vi resuscita con un buffet sensazionale di marmellate biologiche, brioches, pane, succhi e soprattutto torte, che Margherita (forse merito anche della sua innata gentilezza) ha un dono speciale nel realizzare. Non lasciatevi scappare lo strudel, una delizia senza pari.

Periodo del Carnevale a parte, potreste essere tentati dal non fare semplicemente nulla e godervi lo spettacolo delle montagne che circondano il borgo; oppure darvi al trekking d'estate o allo sci d'inverno. Il comprensorio non è grandissimo, ma ci dicono che un po' di varietà di piste c'è per la discesa, incluso parco per i giochi sulla neve, mentre i boschi fanno da scenario ai percorsi di fondo che hanno dato i natali ad atleti del calibro di Silvio Fauner e Pietro Piller Cottrer.

Siamo così entusiasti che questo post sembra una pubblicità a pagamento... ma non lasciatevi ingannare dalle apparenze. E' tutto vero e certificato dalla nostra esperienza di viaggiatori on the road!

Ed ecco gli indirizzi:

Il negozio-bottega di Pierfrancesco Solero è Art House: Borgata Hoffe 38, t. 0435469341, www.saporidimontagna.it

Il Voltan Haus si trova in via Cima 65, t. 043566168, www.voltanhaus.it. In base alla stagione una camera doppia costa da 35 a 50 euro, colazione inclusa.

Per informazioni turistiche potete contattare l'ufficio IAT in Borgata Bach 11, t. 0435469131, www.infodolomiti.it

sabato 15 dicembre 2007

Viaggio in Maremma a fine novembre

Difficile tenere un blog con le tappe del viaggio se non si riesce a trovare una connessione a internet nel raggio di chilometri e chilometri, peraltro di curve. E così la fuga in Toscana si è trasformata anche in una fuga dalla realtà virtuale e reale, con (salutari) crisi d’astinenza dalle email.
Non resta che farne un riassunto a cose fatte!

Si parte da Milano domenica pomeriggio, in auto, direzione Roccalbegna: il nome di questo piccolo paese della provincia di Grosseto deriva dal fiume Albegna, che passa proprio sotto il Sasso su cui rimangono resti di una fortificazione…una rocca! Ma perché proprio qui? È presto detto: quando arriviamo ci sono gli zii di Fabio pronti ad accoglierci nella loro rustica casetta: Renato e Patrizia, lui in piena stagione di caccia al cinghiale, lei amante della settimana enigmistica. Come loro sono in trasferta da Sesto Fiorentino la sorella di Patrizia, Costanza, e suo marito Luciano. Inutile dire che senza la loro ospitalità sarebbe stata tutta un’altra musica. Tra una gita e l’altra, quando tornavamo alla base c’erano loro ad aspettarci e allietare le lunghe sere invernali di fronte al caminetto.

Lunedì si salta in macchina verso il mare. Il sole caldo non sembra quello di novembre e ci permette di fare un pic-nic in una cala dell’Argentario, seguito da giro completo della penisola su stradine sterrate a picco sul mare. Da porto Santo Stefano a Porto Ercole, per poi tornare fra le colline. Salutiamo il mare ma solo per poco: abbiamo già tutte le informazioni per il giorno successivo…

Martedì è una giornata ecologica di riconciliazione con la natura. Siamo infatti gli unici visitatori del Parco della Maremma. Armati di biglietto d’ingresso (si acquista all’Ente Parco di Alberese, intero Euro 9 per la zona centrale del Parco) saliamo sulla navetta che ci porta all’imbocco dei sentieri. Optiamo per il numero 4, che attraversa la macchia mediterranea per sbucare alla Cala di Forno: qui la lunga spiaggia, ovviamente deserta, viene addirittura chiusa durante l’estate per il rischio incendi, e ci sentiamo doppiamente fortunati per avere tutto questo spazio a nostra disposizione. Lungo il tragitto avvistiamo diversi animali: caprioli scattanti che brucano l’erba, buoi maremmani sonnolenti, una volpe molto socievole, insetti vari e qualche cinghiale, simbolo del parco. E per aggiungere sensazioni citiamo anche il profumo della pineta, i colori dei corbezzoli e le torri d’avvistamento che spuntano sui promontori. Al tramonto il parco chiude, la navetta ci aspetta per tornare al parcheggio. È una notte di luna piena e c’è una cosa che desideriamo fare da un po’. Sulla strada verso casa, piccola deviazione per le Terme di Saturnia, ovviamente non nel lussuosissimo centro termale, bensì nelle vasche calcaree naturali lì vicino: dopo un bel bagno nell’acqua sulfurea, con idromassaggio naturale, siamo come nuovi.

Mercoledì: oggi si resta nei dintorni. Siamo infatti nell’area dell’Amiata e Luciano ha di che raccontare. Prima le case nel centro storico di Roccalbegna, che qui la gente chiama La Rocca, poi sul monte Labbro, dove facciamo la conoscenza degli asinelli dell’Amiata (razza autoctona con il pelo più scuro su spalle e dorso a formare una croce) e della comunità Giurisdavidica. Del santuario, il cui simbolo è una croce con due “C” speculari ai lati, rimangono alcune rovine e una cappella ancora visitata piena di simboli e scritte. La comunità, che alcuni considerano una setta, era stata costituita alla fine dell’800 dal rivoluzionario Davide Lazzaretti, originario della zona... Ci ripromettiamo di approfondire l’argomento prima di tornare all’auto per la tappa successiva. Ritorna il tema religioso, ma dal cristianesimo si passa al buddismo. Merigar è un posto difficile da trovare anche sulle mappe: qui la comunità buddista Dzogchen ha fondato nel 1981 il proprio centro culturale, con tanto di gompa (tempio) inaugurato nel 1990 alla presenza del Dalai Lama. L’atmosfera è decisamente adatta a concentrarsi. Ci ripromettiamo, ancora una volta, di tenere a mente e approfondire. Si torna a casa, ma prima abbiamo un appuntamento con le “tipicità locali”: la birra di castagne dell’Amiata! Prodotta artigianalmente dal birrificio Birra Amiata, ad Arcidosso, si compra in bottiglia (tra i 6 e i 10 euro circa) in più varietà (speciali, ale, affumicata), la maggior parte delle quali contiene una percentuale di castagne. Vale la pena di entrare, assaggiare, e… fare scorta.

La settimana sta volando, progettiamo di ripartire l’indomani. Giovedì mattina il sole è andato via e tutto sembra volerci convincere che Roma non è poi così lontana. Tre ore dopo, sotto la pioggia torrenziale che sempre accompagna le visite di Elly alla capitale, entriamo nella Città Eterna pronti a sbrigare un po’ di “commissioni” di Fabio, che qui ha vissuto e ha contatti di lavoro da tenere attivi ma soprattutto amici da salutare.

Venerdì: valigie fatte, zii salutati, saluti ricambiati. Manca solo una cosa: il Fiorino! Sì, perché la tradizione di famiglia vuole che nessuno lasci la Rocca senza un’adeguata scorta di pecorino toscano. Appena fuori dall’abitato il caseificio Il Fiorino è un’istituzione delle colline maremmane. Da circa una paio d’anni l’ingresso alla fabbrica è stato sostituito da un negozio di prodotti tipici, molto più “pettinato” rispetto al burbero casaro che vendeva forme e ricotte a due passi dalla produzione. Il pecorino, però, è sempre buonissimo (e il prezzo accessibile, dato il passaggio diretto dal produttore al buongustaio). Siamo soddisfatti e pecorinati. Ora sì che possiamo ripartire, e visto che ci sentiamo viaggiatori ci fermiamo con le quattro frecce per fotografare le ultime colline toscane, e sulla via del ritorno lungo la Cisa ci godiamo anche il panorama dall’autostrada, dove sospettiamo di avere avvistato il borgo di Santo Stefano di Magra, il castello di Tresana e l’Alpe di Succiso (m 2017) più o meno sotto Pontremoli.

Vi abbiamo raccontato abbastanza, ma se avete domande scrivete un commento al post e saremo felici di condividere con voi informazioni e consigli!

Indirizzi utili

Roccalbegna
La Rocca si trova a 45 km dall’uscita di Grosseto Est. A Istia d’Ombrone è meglio seguire per l’Amiata, passando da Arcille, Baccinello e Vallerona. Si può passare anche da Scansano, per la SS 323, ma ci sono più curve e la strada è decisamente più lunga.

Parco Regionale della Maremma
Due i centri visita. Noi siamo partiti da Alberese, tel. 0564.407098. L’altro è più a sud, a Talamone. Fuori stagione è sufficiente acquistare il biglietto e seguire i sentieri; d’estate è obbligatoria la prenotazione della visita guidata.

Saturnia
Le cascate naturali ad accesso libero NON sono segnalate. Lungo la strada per Semproniano lasciate l’hotel Terme di Saturnia sulla destra e dopo qualche centinaio di metri prendete la stradina a destra che termina con una sbarra. Al di là vi aspetta l’acqua calda e sulfurea delle terme.

Chiesa Giurisdavidica
Sul monte Labbro. Vi si trovano alcune informazioni a questo link e su Wikipedia

Merigar (presso Arcidosso)
La comunità buddista Dzogchen di Merigar ha il suo sito internet...

Birra Amiata srl
Via Poderino 1, loc. Zancona, Arcidosso (GR)
0564.966865

Caseificio Il Fiorino
Località Paiolaio, Roccalbegna (GR)
0564.989059

giovedì 1 novembre 2007

|+| Idea week end. Noi ci andiamo...|+|

Per caso vi serve un pezzo di ricambio fuori produzione? Il 17 e 18 novembre 2007 c'è una fiera che fa per voi. E anche se non avete un bel mezzo d’epoca parcheggiato in garage, perché non fare un viaggio nella storia segnata da quattro e due ruote leggendarie?
Mostra Scambio. Auto, moto, ciclo d'epoca.
Parco Esposizioni Novegro, Segrate

venerdì 31 agosto 2007

Croazia - Dormire in un faro

Per prenotare l’affitto di un appartamento in un faro della Croazia bisogna contattare la Plovput (tel 00385 21 390609). Il costo a settimana degli appartamenti varia in base al numero di posti letto e alla stagione, da 300 a 950 €.
In bassa stagione si può concordare un soggiorno più breve.

Da sapere. Essere ospiti in un faro significa anche seguire un paio di semplici regole. Dopo il tramonto, se si accendono luci in casa, le persiane alle finestre devono essere chiuse per non interferire con i segnali luminosi per la navigazione. Un’attenzione particolare va poi riservata ai consumi di acqua ed energia, risorse preziose da non sprecare soprattutto nelle zone isolate. A richiesta è possibile salire in cima al faro. Unica raccomandazione del guardiano: non toccare niente!

Come arrivare. Dal porto di Spalato, un traghetto al giorno (5 ore di viaggio) e un catamarano (4 ore) in alta stagione della compagnia Jadrolinja. Costi per tratta: circa 7 € a persona in traghetto, da 50 € per il trasporto dell’auto; 27 € a persona in catamarano (solo alta stagione).

giovedì 9 agosto 2007

Marocco - Zagora - Carovana nel deserto

Se arrivi a Zagora è perché vuoi andare nel deserto, e in effetti non hai bisogno di prenotare nulla: appena scendi dal pullman o dal taxi collettivo le persone accorrono per portarti in agenzia a “vedere le foto dei loro itinerari”. Come scegliere? Un ragazzo sceso con noi dall’autobus aveva indagato e prenotato in anticipo una gita in dromedario, con visita alle dune: dromedari, guide, cena, bivacco e colazione da nababbi ci sono costati 350 dirham a testa, poco meno di 35 euro (naturalmente da contrattare!). Dobbiamo ammettere che non abbiamo “testato” altri indirizzi, quindi non abbiamo termini di paragone. Ma ci siamo trovati così bene con Youssef, Brahim, Omar e gli altri ragazzi della Caravane Cimes et Dunes che ci teniamo a farvi avere il loro indirizzo. Se li contattate prima di arrivare a Zagora (la maggior parte delle guide parla francese, ma Youssef se la cava egregiamente anche con l’italiano), verranno a prendervi al vostro arrivo. Da quel momento, come nella migliore tradizione locale, partiranno fiumi di tè alla menta e qualunque vostra esigenza verrà esaudita. È anche grazie a loro se la nostra prima esperienza nel deserto è stata così speciale. Per completezza, vi informiamo che l’agenzia non organizza soltanto brevi gite in bivacco a dorso di dromedario, come abbiamo fatto noi, ma anche traversate di più giorni nel grande sud sia in 4x4 sia in dromedario. L'agenzia Caravane Cimes et Dunes ha anche un sito web, elementare ma completo, dove trovate i contatti, alcune foto e qualche informazione in più.

mercoledì 8 agosto 2007

Spagna - Granada - Ostello

Posada José Bocanegra, Cuesta Escoriaza 10. Prenotato da www.hostelworld.com. Non è l’indirizzo migliore della città, ma se non si prenota con un po' di anticipo... Cameretta “corridoio” in stile monacale, con letto a castello e pulizia sommaria. Si salvano il balconcino in camera, la cucina con l’occorrente per prepararsi la colazione e un pc a disposizione per internet. Toilette dignitose, ma si può fare di più. Accoglienza freddina. Prezzo a notte per camera doppia con bagno in comune: 30€