domenica 26 agosto 2012

Arrivare a Capo Nord?

Capo Nord dal Knivskjellodden
Il 21 agosto 2009 iniziava con questo titolo una paginetta scritta rigorosamente a penna blu sul quaderno di viaggio. Avevamo dato un nome al nostro itinerario: "Nord! Nord! Nord!". Proprio quel giorno stava iniziando il ritorno verso sud, dopo giorni di esplorazione dell'estremo nord della Scandinavia, felici di aver preso una decisione controcorrente e di averla portata a termine. La domanda era legittima: perché dovremmo arrivare fino a Capo Nord? 


Non certo per la straordinarietà dell'impresa: volo low cost, tenda e zaino, qualche treno notturno e il noleggio di un'auto per le zone più estreme non sono facili come un pacchetto chiavi in mano d'agenzia ma neppure roba da eroi. C'è chi l'ha fatto in Vespa, chi in bicicletta... allora sì che ti puoi bullare con il tuo mezzo pieno di adesivi tra i camper che affollano il parcheggio a pagamento, tutti in fila in cima a una scogliera a fare... che cosa? Una spaghettata boreale?

E nemmeno per poterci togliere la soddisfazione di mettere i piedi nel punto più settentrionale d'Europa. Eh no, perché il punto più a nord è il promontorio di fianco al Nordkapp, dal nome meno pronunciabile di Knivskjellodden. Con la latitudine non si scherza, e quindi abbiamo scelto di andarlo a fotografare, quel mitico sperone di roccia che prese il nome di Capo Nord semplicemente perché era il primo punto visibile da lontano, e quindi il simbolo di chi arrivava dal mare, con grande sollievo. Inoltre, la comodità della conformazione geografica, una spianata perfetta per costuire parcheggi, alberghi, ristoranti, bar,  negozi e addirittura un ufficio postale con il proprio CAP, ha alimentato il mito di Capo Nord fino a farlo diventare la meta principale dei viaggi in Scandinavia e facendo lievitare i prezzi più alti della Norvegia.

Tutto ciò ci ha fatto passare la voglia di andarci, con buona pace dei bei tramonti mancati. 
La contromossa è dedicare un giorno di cammino per andare 
nel VERO punto più a nord dell'Europa.

Renne lungo il sentiero del Knivskjellodden
Arrivare alla punta del Knivskjellodden è un'esperienza intensa, perché l'unico mezzo via terra per raggiungerlo sono i piedi. Le renne che si incontrano lungo il cammino si orientano alla perfezione; per noi invece è sufficiente avvistare i grandi "omini" di pietra per seguire la direzione giusta in questa distesa perlopiù pianeggiante che solo nel tratto finale scende con più decisione verso il mare e prosegue lungo la costa. In fondo al capo, trovate un piccolo monumento e un libro firma dove lasciare un segno del vostro passaggio, custodito in un armadietto proprio come accade sulle nostre vette alpine.

Dopo 9 km a piedi, ci sediamo a osservare Capo Nord. Siamo decisamente più a nord di lui. Abbiamo speso soltanto le nostre calorie per arrivarci e in effetti non stiamo per fare nessuna spaghettata. Ma cosa importa? In fondo ci sentiamo come quei marinai che, osservando da lontano la falesia severa tra le onde, potevano sentire di essere davvero arrivati dove volevano.

Come arrivare al Knivskjellodden
Seguite l'indicazione del sentiero segnalato lungo l'unica strada che porta a Capo Nord (la E69) pochi chilometri prima dell'arrivo alla meta. Il sentiero procede per circa 9 km in direzione nord-ovest. Vedendo alcuni turisti poco informati iniziare il percorso nel tardo pomeriggio, ci sentiamo di ricordare che non è una passeggiata del dopo pranzo, ma un trekking di 18km A/R per il quale bisogna calcolare almeno sei ore e portare attrezzatura adeguata tra cui calzature impermeabili, qualche provvista e giacca impermeabile antivento. Detto ciò, è un percorso tecnicamente facile che regala paesaggi meravigliosi in questo deserto nordico privo di alberi, ma ricco di laghetti e spesso punteggiato dalle renne in libertà.


Un sentiero nell'Abisko National Park
IL VIAGGIO
In  sintesi, ecco come abbiamo strutturato il viaggio dall'Italia con l'obiettivo di:
- spendere il meno possibile (in Scandinavia è un'impresa ardua di per sé)
- fare un'immersione nella natura selvaggia del nord Europa
- ottimizzare i tempi
- riposare ogni tanto.

Quando ci siamo stati
Dal 13 al 29 agosto 2009, 17 giorni in totale di cui:
- 2 giorni a Stoccolma
- 10 giorni nel nord di Svezia e Norvegia
- 5 giorni nel sud di Svezia e Norvegia

Come ci siamo spostati
- Volo low cost Ryanair da Orio al Serio a Stoccolma Skavsta (bus per Stoccolma città, oltre un'ora di viaggio)
- Treno notturno per Kiruna (Svezia)
- Noleggio auto a Kiruna per 9 giorni per girare nel nord di Svezia e Norvegia passando per: Abisko National Park, Isola di Senja, Tromso, Oksfjordjokkelen, Honnigsvag, Knivskjellodden, Stabburfossen, Kautokeino
- Rientro a Kiruna in auto e nuovo treno notturno per Stoccolma + coincidenza treno per Goteborg (Svezia)
- Autobus per Hamburgsund (Svezia)
- Autobus per Stromstad (Svezia)
- Nave per Sandefjord  (Norvegia)
- Autobus per Torp (Norvegia)
- Volo Ryanair da Oslo Torp per Orio Al Serio


Dove abbiamo dormito
In tenda in campeggio a Stoccolma, Goteborg, Hamburgsund, Stromstad e Sandefjord (è teoricamente possibile piantare la tenda per una sola notte anche fuori dai campeggi purché a distanza da abitazioni o su terreni privati previo consenso del proprietario).
In casette di legno (hytter in svedese e hyatt in norvegese) in campeggi o affittate nei giardini di privati.
In macchina (con la complicità di una station wagon avuta al prezzo di una economica) all'Abisko National Park, Isola di Senja, Honnigsvag, e in svariate piazzole di sosta lungo le strade principali.
In treno sui treni notturni da e per Kiruna.

Come abbiamo risparmiato
La Norvegia è molto più cara della Svezia, motivo per cui, ad esempio, abbiamo noleggiato un'auto svedese... Fate provviste prima di sconfinare e in generale scordatevi le birrette a gogo (oltre a essere un tabù, il consumo di alcoolici è estremamente costoso, così come quello di sigarette). Vita spartana...per forza!

Dove abbiamo camminato nella natura
Oksfjordjokkelen
- Abisko National Park (Svezia): sentieri ben segnalati, vari percorsi
- Oksfjordjokkelen (Norvegia): ultimo ghiacciaio europeo che arriva fino al mare. Sentiero un po' impegnativo, con tratti molto ghiaiosi e scivolosi. Lungo 16 km A/R...portare rifornimenti! In alternativa potete visitarlo in barca...
- Knivskjellodden, 18 km A/R a nord ovest di Capo Nord
- Cascate di Stabburfossen: un passeggiata carina e defaticante nello Stabbursdalen National Park

Altre idee (non sperimentate direttamente ma che sembrano carine, benché non per tutti)
- Dormire in un faro della Norvegia, bello ma ovviamente costoso
- Arrivare a Capo Nord in Vespa, come ha fatto il 27enne Filippo Logli (complimenti!)
- Percorrere il Kungsleden, il sentiero del Re: 440 km a piedi nei parchi nazionali della Svezia, into the wild!

Questo viaggio è stato molto intenso e ha soltanto rimandato un nuovo ritorno nel grande nord, che periodicamente ci richiama a sè. Vi invitiamo a prendere ispirazione da questo itinerario, ringraziando a nostra volta chi prima di noi ci ha dato spunti di ricerca per costruire il nostro viaggio.

Cari viaggiatori, saremo felici di ricevere i vostri commenti e di rispondere alle vostre domande. La mail è sempre la stessa: ellyefabio@gmail.com


A questo link potete vedere gli scatti di Fabio con la sua fidata Nikkormatt.

Per gli anglofoni, consiglio il post di Matthew MacDermotttravel writer freelance che chiama "casa" la costa Australiana ma che gira più volentieri per il mondo, Knivskjellodden incluso.

Buon viaggio, e qualunque sia la vostra meta godetevi il percorso!

lunedì 20 agosto 2012

Asinara a cavallo


Sono sbarcata all'Asinara a fine giugno, ovvero l'inizio della stagione turistica, avviatasi lentamente dopo che per tre mesi il traghetto di linea da Porto Torres era stato fermo, con conseguenti problemi di approvvigionamento per i (pochi) abitanti di quest'isola sarda. Ci sono salita nel giorno in cui trasportavano le bombole di gas, e per poco non ho rischiato di restare a terra perché il numero di posti per passeggeri era limitato. Oltre a me, gli unici a fermarsi a dormire all'Ostello di Cala d'Oliva sono un gruppo di venti ragazzi venuti qui con l'istruttore di apnea, una coppia di signore di mezza età e un altro viaggiatore in cerca di mete inesplorate da proporre come guida.

Il mio obiettivo è uno: godermi questo luogo davvero ai confini del mondo conosciuto e viverlo dal mio punto di vista preferito: in sella a un cavallo locale. Così ben prima di organizzare trasferimento e ostello, mi ero premurata di contattare il Centro di Escursionismo Equestre Cavalcando l'Asinara. Valentina, Consuelo e Cristina lo portano avanti con grande energia, occupandosi (oltre che di un bel gruppo di asinelli) dei cavalli addestrati per le passeggiate, "colleghi" degli altri equini che sull'isola vivono in branchi allo stato brado.

Al centro si arriva in 10 minuti a piedi da Cala Reale (a sinistra, verso sud) lungo l'unica strada di cemento che attraversa l'isola. Oggi è il giorno libero di Consuelo, che mi aveva seguita con scambi di mail e telefonate per organizzare l'uscita: saranno Valentina e Cristina a montare con me e illustrarmi i panorami mozzafiato della parte nord-orientale dell'isola. Oltre a gestire le escursioni e a occuparsi della dura vita di scuderia, le ragazze hanno anche il compito di monitorare i circa cento cavalli che vivono allo stato brado. Da questo punto di vista oggi non è un buon giorno: proprio questa mattina è morto un puledrino che si era ammalato di recente; malgrado stesse reagendo bene alle cure non ce l'ha fatta e la delusione è forte.

Anche se il morale non è alle stelle, ci dedichiamo alla nostra escursione: dopo sellaggio e riscaldamento ala corda è ora di partire. L'escursione dura due ore abbondanti e unisce due itinerari a nord e a sud del centro, toccando tratti di scogliera e più vicini all'acqua,  intervallati da percorsi nell'entroterra e nella macchia mediterranea, dove un trottino interrompe il ritmo regolare del passo. Le cale si susseguono, con il loro colore blu intenso. E si passa anche per alcuni ruderi dell'ex colonia penale.


Ad aprire la fila c'è Medea, una saura che conosce a memoria i percorsi e che ha decisamente beneficiato della chiusura del carcere: dopo anni di abusi da parte di una guardia carceraria nota per la durezza dei modi, tanto verso i detenuti quanto verso gli animali (e deduco gli esseri viventi in generale), è tornata lentamente a fidarsi delle persone grazie alla doma dolce delle ragazze. In loro c'è il giusto mix di grinta e concretezza, unita alla conoscenza e all'amore per questi meravigliosi animali.

Con la baia tutto pepe Elena alle spalle a chiudere la fila, monto la "mia" India, una morellina dal passo scattante che convinco a non strusciarsi contro i cespugli. Ma la sua vera passione è l'acqua e me lo dimostra prima di rientrare in scuderia, quando ci fermiamo nella spiaggetta vicina e ci concediamo una breve galoppata tra gli schizzi salati, stando attenta (per quanto mi riguarda) a distogliere India dal desiderio (più che comprensibile) di buttare me e se stessa tra le onde.


A fine cavalcata mi resta il tempo per consumare in riva al mare il packed lunch acquistato all'ostello, tornare a piedi allo stagno dove avevo avvistato degli splendidi esemplari di Cavaliere d'Italia (una specie migratoria rarissima altrove, ma evidentemente affezionata alla natura protetta dell'isola), scattare qualche foto agli asinelli albini, recuperare lo zaino al bar e salire sul traghetto che mi riporterà a Porto Torres. Da lì, con un po' di fortuna, riesco a incastrare il bus per la prossima tappa: la bellissima città di Alghero.
 












Saluto quest'isola con la promessa di tornare e salutare i cavalli e gli umani del centro equestre: in fondo se questo viaggio è stato così speciale lo devo soprattutto a loro.

Alla prossima!
elly




venerdì 29 giugno 2012

Sardegna - Asinara: Elly e Fabio ci sono appena stati...

Lungo il Sentiero del Faro - Destinazione Cala Sabina

Cari lettori del nostro blog, 
per una serie di circostanze abbastanza casuali Fabio ed io siamo appena stati all'Asinara a distanza di un paio di giorni l'uno dall'altro. Lui a Fornelli - trasferimento da Stintino - io nella parte nord dell'isola - traghetto di linea da Porto Torres a Cala Reale e visita dei dintorni con notte all'ostello di Cala d'Oliva e passeggiata a cavallo - in un'inedita esperienza di viaggio in solitaria che mi ha fatto sentire davvero bene con me stessa e con il mondo.

Sto rimettendo a posto le idee e gli appunti di questo viaggio in un luogo davvero unico, di natura selvaggia ma soprattutto di storia umana. Perché per decenni all'Asinara non ci si è potuti andare, a meno che non si fosse detenuti del carcere o guardie carcerarie con relative famiglie. Poi nel 1998 il carcere ha chiuso, gli abitanti se ne sono andati e la natura, protetta da un parco nel giro di pochi mesi, si è ripresa l'isola rinselvatichendola. Niente più campi coltivati, niente più allevamenti di capre, e i pochi edifici si suddividono in restaurati di fresco (per le strutture di controllo, visita e accoglienza) e diroccati, rinselvatichiti pure loro, utili più che altro a riparare dal sole la pelle delicata degli asinelli albini. Gli animali - tra cui mufloni, cavalli, asini, cinghiali e capre -  vivono liberi e allo stato brado e i servizi per i visitatori sono ridotti all'osso, ma stanno ritrovando nuova linfa di anno in anno per rendere fruibile il territorio. Tra Guardie Forestali, Carabinieri. e Polizia Municpale, oggi sembra quasi che ci siano più forze dell'ordine che civili, a controllare che i suddetti civili rispettino l'integrità di una natura che è stata restituita a se stessa.

Non si viene certo all'Asinara per fare vita comoda... ma l'accoglienza è calda e l'atmosfera da confini del mondo. Si può dormire e cenare all'ostello (indispensabile la prenotazione, da euro 42 a notte per un posto letto in camerata, cena e colazione), fare un'escursione a cavallo, noleggiare un 4x4 o una barca, o semplicemente camminare o pedalare lungo i sentieri e per l'unica strada dell'isola, conquistandosi un posto in prima fila sulla sabbia bianca o sugli scogli in una delle splendide cale accessibili al pubblico (ovvero non protette da riserva integrale). Siete curiosi?! Impazienti?! Prometto di fare presto e pubblicare un post dedicato all'Asinara, con testi e foto inediti!

Nel frattempo segnalo una notizia utile a quanti vogliano passare qui una giornata o (cosa che consiglio caldamente) più giorni. Dopo quasi tre mesi di stop forzato, il traghetto di linea Sara D che collega l'Asinara a Porto Torres è ripartito ed effettua due corse A/R giornaliere con partenza da Porto Torres alle 8:30 e alle 15; il ritorno da Cala Reale è alle 11 e alle 17. Costo: 12 Euro A/R. Per informazioni e prenotazioni: Delcomar (tel: 345/3683626).

Ci sono domande? Non esitate a contattarmi: ellyefabio@gmail.com

Elly




martedì 20 settembre 2011

Balkan Express: da Milano a Istanbul nei Balcani, con treni, nave e pullman


Un viaggio via terra dall'Italia a Istanbul, fatto nel marzo 2010, con mezzi pubblici di varia natura, attraverso Croazia, Bosnia Herzegovina, Serbia e Bulgaria.

Le tappe:

5 Marzo – Da Milano ad Ancona e partenza per Spalato. Raggiungo Ancona da Milano tramite due treni regionali: Milano-Bologna, partenza ore 11.20 e arrivo ore 14.30: Bologna-Ancona, partenza ore 14:36 e arrivo ore 17:24. Spesa complessiva 24,90€. Ad Ancona incontro Francesco, mio compagno di viaggio, partito invece da Roma. Alle 21:00 la nave Dubrovnik lascia Ancona con noi a bordo, diretta a Spalato. Il viaggio per due persone ci costa 97€ (passaggio ponte, ovviamente).

6 Marzo – Da Spalato a Mostar. Arriviamo a Spalato alle 7 di mattina. Breve giretto in città, dato che l'ho già visitata con Elly in passato (molto graziosa, ma sta perdendo rapidamente la propria autenticità, almeno nel centro storico). Alle 10.55 saliamo su un bus semi-deserto alla volta di Mostar. La stazione dei bus è sul lungomare, poco distante dal punto in cui ci lascia la nave. Il pullman scende lungo la costa, il mare cristallino sempre in basso alla nostra destra. Poi, dopo Ploĉe, svolta verso l'interno e, seguendo la valle della Neretva, ci introduce nel paesaggio brullo tipico della Herzegovina, fatto di colline prive di vegetazione. I fori di proiettile che compaiono sui muri dei palazzi, spesso mezzi crollati, e i minareti che affiancano i campanili sono il segno tangibile che abbiamo cambiato stato. Arriviamo a Mostar nel pomeriggio (arrivo previsto alle 15:00, ma facciamo più di un'ora di ritardo). A Mostar alloggiamo all'Hostel Dino (dal nome del gestore), ottimo per posizione e prezzi (20€ la doppia). 
 
7 Marzo – Da Mostar a Sarajevo. Dopo una mattina di relax, passata a crogiolarsi sotto il sole di Mostar, alle 15 in punto partiamo per Sarajevo (esiste anche un treno, ma è mooolto più lento). Il viaggio dura circa sei ore ma merita: attraversiamo vallate scoscese e lussureggianti, zone montuose e laghi, e approdiamo a Sarajevo in serata, appena in tempo per piazzarci all'Hostel City Centre, che si rivela un troppo affollato per i miei gusti. Per fortuna che ci dirottano in un micro-appartamentino privato alle porte del centro città: prezzo 20.45€.

8 Marzo – Da Sarajevo a Belgrado. Dalla Central Station di Sarajevo parte un solo bus, alle 6 del mattina. Decisamente più numerosi i bus che partono dalla Lukavica Station, molto distante dal centro ma collegata tramite un autobus (informatevi sul posto). Le partenze giornaliere sono: 6:15, 8:00, 9:45, 11:00, 12:30, 15:00, 22:00). Noi optiamo per quello delle 11:00. Il viaggio è lungo (7 ore dichiarate ma ce ne mette almeno un paio in più) ma condito da numerose e gradevoli soste. Dopo pochi chilometri compaiono cartelli in cirillico e capiamo così di essere nella Republika Srpska, la regione bosniaca a maggioranza serba. Poi, ad un tratto, le montagne lasciano spazio a una pianura fertile, enorme, disseminata di vecchi borghi agricoli con casette minuscole, che sembrano uscite direttamente da un libro di fiabe. Siamo entrati in Serbia.

9 Marzo – Belgrado. Giornata ritemprante, dopo il lungo viaggio in pullman da Sarajevo e prima del lunghissimo viaggio in treno per Istanbul. Alloggiamo al Cricket Hostel: camere belle, colorate e pulite, ottimo rapporto qualità-prezzo (12€ a testa per una doppia) e accoglienza assai cordiale. Immancabile rete free wifi.

10 Marzo – Balkan Express. Viaggio lunghissimo, 24 ore no stop, ma esperienza epica che deve essere vissuta (paghiamo 9.776 Dinari per due biglietti, equivalenti a 97 euro – i biglietti si possono fare soltanto allo sportello della stazione di Belgrado). Al confine tra Serbia e Bulgaria assistiamo a scene di puro contrabbando. Prima due tizi che, armati di cacciavite, smontano pannelli del treno per nascondere stecche di sigarette. Poi signore dall'aria materna, salite poco prima della frontiera, con pacchetti di sigarette nascosti ovunque, sotto le ampie gonne o all'interno della terra dei vasi di fiori che portano con sé. Con ampi sorrisi e banconote nascoste tra le pagine dei passaporti riescono a rendere meno severi i controlli dei baffuti agenti di frontiera. Le pagine stracolme di timbri dei loro passaporti ci fanno capire che quel viaggio costituisce la loro quotidianità. All'imbrunire arriviamo a Sofia, dove ci fanno montare su un treno più piccolo (occhio a qualche falsa guida che zelante si offrirà di accompagnarvi al giusto binario). Con 10€ avrete diritto a un letto in una comoda cuccetta a tre posti.

11 Marzo – Arrivo a Istanbul. Nel cuore della notte veniamo svegliati per sbrigare le formalità necessarie per l'ingresso in territorio turco (frontiera di Edirne). Doveste capitarci, non mettetevi in coda con tutti quelli che devono acquistare il visto (noi italiani, a differenza di spagnoli, inglesi e olandesi, non ne abbiamo bisogno) ma andate dritti a farvi timbrare il passaporto allo sportello. C'è anche un piccolo alimentari in cui è possibile comprare acqua e provviste per la notte. La mattina il treno entra a Istanbul costeggiando il Mare di Marmara. Spettacolo che mi perdo, dato che il letto è accogliente e dormo della grossa.

12 Marzo – Istanbul. Due giorni di relax e bighellonate, nel corso quali l'unico mezzo che prendiamo è il battello per raggiungere Uskudar... Alloggiamo al Chillout Hostel. C'ero già stato qualche anno fa, ma mi sa che questa è l'ultima volta che ci vengo dato che Iskitlal Caddesi sta rapidamente e fastidiosamente diventando il cuore della movida di Istanbul.

13 Marzo – Da Istanbul a Roma. Rientro in Italia in aereo con la compagnia lowcost Blu Panorama (il biglietto ci costa circa 50€ a testa). Il bus per l'aeroporto parte da piazza Taksim e ce n'è uno ogni mezz'ora (17 lire turche, un po' caro...).

Consigli random. I viaggi in pullman (Balkan Express escluso) sono tendenzialmente da preferirsi a quelli in treno, decisamente più lenti e poco frequenti. Gli ostelli che abbiamo incontrato nei Balcani ci sono piaciuti parecchio: puliti, economici e dotati di rete wireless. Portarsi un piccolo notebook, un tablet o un qualunque apparecchio dotato di connessione wifi può essere una buona idea...

Questo è quanto. Buon viaggio!

fabio

mercoledì 7 settembre 2011

Da Roma al Salento in Vespa

Il racconto di questo viaggio inizia dalla fine... ma poi le tappe del viaggio in Vespa ve le diciamo (per quelle scendete dritti finché non trovate la prossima foto).

Senza contare brucianti escoriazioni, contusioni e ferite varie, ce la siamo cavata con una microfrattura composta al capitello radiale sinistro per Fabio e un numero imprecisato (ma maggiore di 8) punti di sutura al braccio sinistro per Elly. Più una storia da raccontare.
È la storia di un viaggio in Vespa iniziato a Roma e finito a 20 chilometri da Brindisi, 20 chilometri dal porto che ci avrebbe imbarcati per Corfù. È anche la storia di tre forature consecutive della gomma posteriore: alla prima foratura, fortuita, è seguita la riparazione dal gommista con cambio camera d'aria. La seconda foratura è avvenuta quello stesso giorno, così siamo tornati dallo stesso gommista segnalandogli che qualcosa non aveva funzionato: nuova sostituzione e controlli (almeno apparentemente) accurati della gomma. Dodici ore e pochi chilometri più tardi, diretti al porto, la terza foratura, o meglio un vero scoppio della camera d'aria, ci ha sorpresi a una velocità di 60/70 km all'ora. A quel punto Fabio ha rallentato il più possibile e si è spostato a destra verso una (miracolosa) area di sosta, ma la Vespa senza ruota sbandava e abbiamo avuto tutto il tempo di capire che stavamo per fare un volo sull'asfalto.

Nel seguito di questa parte della storia c'è un susseguirsi di ambulanze, attese infinite al pronto soccorso di Brindisi, diagnosi più o meno approssimative, bruciore... e solidarietà spontanea tra degenti.
C'è un insieme di persone al quale va tutta la nostra gratitudine: da Livio che per primo ci ha sosccorsi e supportati anche con la Vespa, agli amici che ci hanno confortato e ospitato in Puglia fino ai genitori di Fabio con i quali, in una coda di viaggio (che è stata pure divertente) siamo tornati a casa.

Un evento è il risultato di un concatenarsi di altri eventi precedenti. Può essere banale o significativo, ma è tutta questione di atteggiamento. Possiamo non dargli peso, medicarci le ferite e ricominciare come sempre. Oppure cogliere l'occasione per un cambiamento, per vedere la cosa da un punto di vista un po' più universale, insomma. Propendiamo per questa seconda alternativa.

Ma questa è soltanto la fine di un viaggio...
Come promesso non vedevamo l'ora di raccontarvi il viaggio che abbiamo fatto: da Roma al Salento in sella a un PX 125, passando per Abruzzo, Molise e Basilicata in 5 tappe e 800 km circa di strade lente, secondarie, che attraversano paesaggi strepitosi.

Giorno 1: Roma - Parco Nazionale d'Abruzzo, Opi, AQ
Usciti da Roma via Tivoli, l'Abruzzo è vicino! L'Abruzzo è una piacevole scoperta: persone gentilissime, cibo delizioso, tanto verde e tanto spazio. A Pescasseroli seguite la freccia "Yogurteria" e addentratevi nei vicoli del centro storico...lo yogurt di capra da bere al naturale o con miele/marmellata/cereali è da applauso. Ci sono molti campeggi in zona, noi abbiamo scelto il Camping Le Foci a Opi, un bel pratone in pendio ma terrazzato con vista sulla vallata. Se volete vedere gli orsi e una simpatica lontra potete andare a osservare gli ospiti nel centro visita di recupero di Pescasseroli, sede del Parco e di un museo.

Giorno 2: Parco Nazionale d'Abruzzo, Opi, AQ - Molise, Castropignano, CB
Si parte diretti in Molise, e pochi km dopo scatta la sosta on the road per fare il bagno nel lago di Barrea. Anche lì c'è un campeggio che da lontano sembrava rock and roll... Ritemprati dall'acqua fresca proseguiamo verso Campobasso. E' lunga, ci incasiniamo con le uscite della superstrada, alla fine piantiamo la tenda in un'area di sosta normalmente usata per i pic nic...a soli 5 euro. Lì vicino, all'Hotel Roberto, si mangia benissimo e si spende poco! Fossalto è un esempio piacevole della vita che palpita negli infiniti paesini arroccati che ci sono da queste parti: merita una passeggiata tra i vicoli!

Giorno 3: Molise, Castropignano, CB - Laghi di Monticchio, Rionero in Vulture, PZ
Siamo in pieno weekend di Ferragosto, gruppi e famiglie di minimo venti persone e quattro generazioni si avventano sui tavoli da picnic. Alcuni di loro li hanno prenotati la notte precedente e re della cafonaggine da vacanza hanno tenuto la musica a manetta fino all'alba. Dormiamo a tratti, poi smontiamo e ripartiamo verso un ex luogo di villeggiatura lucano, oggi un po' demodé ma pur sempre buono per fare i picnic di Ferragosto: i laghi di Monticchio! C'è chi li conosce per il bellissimo monastero che si affaccia sull'acqua. Qui niente bagno (è paludoso) ma la tenda si mette al Camping Europa, che poi è uno dei pochi se non l'unico nel raggio di decine di chilometri.


Giorno 4: Laghi di Monticchio, Rionero in Vulture, PZ - Matera
Ci stiamo avvicinando alla meta, e in linea d'aria non servirebbe passare da Matera per andare in Salento. Ma noi a Matera ci vogliamo passare, e infatti la città dei Sassi merita la deviazione: patrimonio Unesco, molto ben tenuta... e ci sarebbe da scrivere un post a parte solo per lei e non escludiamo di farlo. Qui  segnaliamo due buoni indirizzi: il Bed and Breakfast Santa Marta, di Maria e Pasquale Lamacchia (comodissimo per visitare il centro storico, camere con bagno privato e aria condizionata, tutto molto moderno e profumato) e il ristorante Il Borghese, che aldilà del nome un po' troppo classe sociale propone ottimi piatti e vini (è anche wine bar) a prezzi accettabili per una serata speciale.

Giorno 5: Matera - Specchiolla di Carovigno, BR
Ed eccoci qui, ritemprati da una buona cena e da un letto comodo dopo giorni di randagismo...pronti ad affrontare l'ultima tappa. Alle nostra spalle, fin dai giorni precedenti, avevamo saggiato il vento e la terra bruciata della Puglia. Bruciata perché qui ai campi danno proprio fuoco...qui la Puglia brucia, e sulla strada finiamo pure dentro a una nuvola di cenere nera. Siamo sempre in zona Ferragosto, e quindi il Salento ribolle di persone, tra chi torna a casa per le ferie e chi, sempre per le ferie, la sua casa la lascia e viene a stare qui. Insomma, c'è chiunque. E ci siamo anche noi. Due notti al Villaggio Camping Pineta al Mare (troppo affollato per i nostri gusti, una tipica meta da villeggiatura stanziale in cui c'è tutto, inclusi ristorante e piscina, e chiaramente la sistemazione costicchia...). Corfù ormai è vicina, tempo un paio di bagni al mare, una mangiata di pesce e i fuochi d'artificio e poi si va in Grecia....

I programmi possono anche starci, ma a volte la vita regala altre occasioni!