mercoledì 23 marzo 2011

A 2 giorni dall'inizio della nostra Asia... venerdì a Istanbul

Ci vuole coraggio nella vita e un senso di sè che non sia quello della carriera e dei soldi. Ma che sia il senso che sei parte di questa cosa meravigliosa che è tutto intorno a noi. E' fattibile, per tutti. Fare una vita. Una vera vita in cui ci sei tu. Una vita in cui ti riconosci.
Tiziano Terzani

Tiziano Terzani - Clic! 30 anni d’Asia
Palazzo Incontro
Via dei Prefetti, 22 - Roma
dal 23 marzo al 29 maggio 2011

[Fonte: Corriere.it]

mercoledì 29 dicembre 2010

Capodanno in Slovenia

Buon 2011 a tutti!

Noi lo iniziamo qui:




In un paesino sulle Alpi Giulie che si prospetta abbastanza appartato e tranquillo. Qualche giorno di fuga dove prevedere qualche sciata, un po' di sano ozio, scrittura, libri, musica e dolcezza.

A presto,
Elly e Fabio

venerdì 26 novembre 2010

Tangeri. La città bianca che non delude


Una cosa è non viaggiare e un'altra è rimandare il momento in cui mettere a posto cose, foto e ricordi...e postare sul blog i viaggi fatti. Per Tangeri è andata così: un weekend infilato a forza tentando di prolungare l'estate, dopo che tutta la stagione se ne era andata con un nulla di fatto o quasi quanto a spostamenti, a parte "i soliti". Al ritorno, a settembre ormai inoltrato, potevamo soltanto ributtarci a capofitto in tutto ciò che avevamo messo in attesa e che non poteva più attendere.

Tornare in Marocco è stato come rivivere il viaggio del 2007, su e giù per il Paese con ogni mezzo possibile. Le stesse insegne sopra i negozi, gli sguardi profondi delle persone contornati dal nero del kajal, lo stesso odore speziato per le strade e stantio nella stanza della pensione che non vedeva idraulici e imbianchini almeno dai tempi in cui lì stavano William S. Burroughs e i colleghi della Beat Generation. C'era insomma un già vissuto che potevamo far riaffiorare dai ricordi. Ma c'era anche il nuovo da scoprire. A quell'epoca avevamo tralasciato Tangeri per assecondare l'idea di una rotta alternativa, via nave dalla Spagna in una città vicina all'Algeria e ben poco avvezza al turismo. Non che Tangeri sia piena di turisti, anzi...
Quando si cercano informazioni su Tangeri prima di partire si trovano pessime recensioni: si fa presto a bollarla come una metropoli malfamata, sporca e pericolosa. Per molti che arrivano via mare dalla Spagna il primo impatto non è dei migliori, ma d'altronde i grandi porti di mare hanno spesso un aspetto tra il sordido e il dimesso. Da lì, massimo il giorno dopo, la maggior parte della gente scappa verso altre mete senza darsi il tempo di conoscere questa bianca regina a cavallo tra Mediterraneo e Oceano, tra Europa e Africa, che avrebbe molto da offrire se solo le si desse l'occasione di esprimersi. Ecco, noi questa occasione abbiamo voluto dargliela. E non ci ha delusi.

E poi i tempi cambiano in fretta. Lo sviluppo del turismo sta modificando tutto il Marocco, Tangeri inclusa. Non vi fidate di noi? Credete allora alla Classifica Lonely Planet 2011 delle 10 città da visitare: Tangeri è addirittura seconda, dopo nientemeno che New York. Andarci oltretutto è molto facile: bastano il passaporto e un volo low cost.

Rispetto a Milano, Tangeri è una decina di chilometri più estesa ed è popolata da circa la metà degli abitanti. Ma l'ultimo censimento risale al 2004 e il numero di Tangerini, già quasi triplicato nel ventennio precedente, continua a crescere. Te ne accorgi subito dall'aereoporto al centro: si perde il conto dei cantieri aperti fra palazzi squadrati che sembrano messi lì a smascherare le false promesse dei cartelli pubblicitari attaccati alle gru. Sono per chi ha abbandonato le campagne e cerca di emergere in una città emergente (che pure vanta una lunga storia). Ma qui, a farsi largo verso il cielo, ci sono soltanto antenne disordinate su tetti ai cui piedi le vie d'accesso sono rimaste quelle di prima: non le strade asfaltate dei disegni in 3D, ma sentieri polverosi buoni per schivare con noncuranza l'immondizia abbandonata.

Poi arrivi in città, e tutto sembra accadere in pochi isolati, con un movimento incessante di fatti e persone che orbitano attorno alla medina. La città vecchia entro le mura antiche si inerpica fino alla casbah promettendo la vista sull'Europa al di là dello stretto, foschia permettendo. Da qualunque parte si arrivi, alla fine si sbuca nel Grand Socco, la piazza di accesso principale alla medina. Qui il tempo scorre veloce stando semplicemente seduti su una delle tante panchine a guardar scorrere l'umanità: motorini dall'aria preistorica sfrecciano scoppiettanti e nella scia d'aria inquinata si infilano i piccoli taxi azzurri o quelli collettivi color crema (le classiche vecchie Mercedes dove i passeggeri si aggregano dividendosi la spesa, 2 sul sedile davanti e 4 dietro). C'è chi resta a guardare la strada, in fila ai tavolini dei caffè all'aperto sorseggiando the verde alla menta, e chi passa svelto una due tre volte, con chissà quali commissioni da sbrigare. Qualunque cosa stiano facendo, sembrano tutti molto indaffarrati. Passano cappelli di paglia tradizionali decorati da pompon di lana varipinta per identificare al colpo d'occhio le contadine che ci camminano sotto e che due volte a settimana (il giovedì e la domenica) espongono ortaggi e uova. Gli altri mercati invece non conoscono sosta: nel suk dentro la medina non si può fare altro che seguire le vie principali e da lì infilarsi nei vicoli. Se ti fermi a osservare la merce probabilmente finirai per contrattare un prezzo che a te sembra basso. Se invece tiri dritto difficilmente verrai fermato: mostrati sicuro e riempiti gli occhi e il naso con quell'inebriante concentrato di sud. E alla fine ti ritroverai al punto di partenza.

Alla fine sarà ora di partire. Ma prima, vogliamo darvi un suggerimento: assicuratevi di aver dato alla città il tempo di raccontare se stessa. In che modo?

Seguendo la nostra lista delle 7 cose da fare a Tangeri!


* * * *
Voli low cost, aggiornamento al 26 novembre 2010: Ryan Air da Orio al Serio, Air Berlin da Olbia e Palermo.

Dove abbiamo dormito: Hotel El Muniria, Rue de Magellan, non lontano dalla Medina. Una pensione dal prezzo medio, camere con bagno privato ma non più di tanto curate né pulite. Pare sia comunque meglio di molti altri.

giovedì 11 marzo 2010

Cereali con verdure


Sono così felice del pranzo appena consumato che condivido subito questa ricetta vegana appena sperimentata tanto semplice quanto sana e gustosa. Ciascuno di voi potrà scegliere qualche variante in base al suo gusto e alle verdure di stagione (o presenti nel frigorifero...).

Ingredienti (per 2 persone):
125 g. cereali misti
1/4 cavolfiore
1/4 peperone
1 carota
1/2 porro
olio d'oliva
sale e pepe

Preparazione
Fate cuocere i cereali in acqua bollente poco salata. Esistono in commercio mix di cereali, alcuni pronti in 10 minuti (io usato quello con grano duro, farro perlato, riso Thai rosso integrale e lenticchie rosse decorticate). Se scegliete di mescolare da soli cereali diversi verificate il tempo di cottura di ciacuno e aggiungeteli in acqua bollente gradualmente, partendo ovviamente da quello che impega più tempo.
A termine cottura scolate e lasciate da parte.

Nel frattempo affettate le verdure. Spazio alla fantasia sulle forme, purché di dimensioni relativamente piccole per tempi di cottura uniformi. Io ho messo il porro a dischetti sottili, il peperone a striscie sottili, la carota sbucciata affettata con il pelapatate, il cavolo a pezzi molto piccoli.

Fate scaldare apena un po' d'olio d'oliva in padella antiaderente (abbastanza capiente da poter contenere poi anche i cereali) e aggiungete le verdure. Mettete un po' di sale o insaporitore vegetale. Durante la cottura girate di tanto in tanto e aggiungete poca acqua gradualmente se vedete che le verdure tendono ad attaccarsi al fondo.

A cottura ultimata (circa 10/15 minuti) aggiungete in padella i cereali e fateli saltare insieme un paio di minuti mescolando.

Una volta nel piatto cospargete di prezzemolo fresco tritato, un po' di pepe e un filo d'olio crudo, ispirandovi all'idea che in cucina l'occhio vuole sempre la sua parte!

Buon appetito ;-)

Elly

ps: questo piatto può essere consumato anche freddo, soprattutto d'estate!

martedì 2 marzo 2010

Casa


Nel continuare a immaginare la meta del prossimo viaggio, non posso fare a meno di chiedermi cosa significhi tornare a casa. Che cos'è la casa? Ha a che fare con la geografia? Con lo spazio o con il tempo? Con l'arredamento?

Mi guardo attorno e vedo libri, mobili, tecnologie, stoviglie...sento un odore familiare e i rumori ovattati che si insinuano dalla finestra aperta in un giorno che annuncia da lontano la primavera. Vedo me stessa, davanti al pc che, portatile, sembra dirmi: ovunque tu vada verrò con te.

In un monolocale non puoi dare troppo spazio al superfluo, e così ognuno di questi oggetti è impregnato di storia, di eventi, persone e ricordi. Potrei mai separarmi da tutto questo? E se sì, quanto a lungo?

Oggi la mia casa è questa, sono queste quattro mura impregnate di me.

Eppure questa consapevolezza non basta a chiarirmi le idee su quale sia la mia casa, il mio posto. Forse perché non è possibile essere "monogami" quando si tratta di casa. Forse perché la stabilità è un limite, un confine, che a volte bisogna avere il coraggio di oltrepassare per affacciarsi al nuovo, a costo di abbandonare quegli odori e rumori così rassicuranti per trovarne altri che in un momento speciale potrebbero provocare la stessa sensazione di intimità.

Ci sono cose che vengono sempre con me, e non soltanto perché sono oggetti utili, ma più spesso perché hanno valore al di là di ogni confine geografico. Le altre possono sempre restare da qualche parte, nel posto che assegno loro, dove aspetteranno il mio ritorno.

Le cose sono cose, le persone no. Le persone possono attendere un ritorno, possono sperare e pregare che la distanza si assottigli fino a scomparire, fino a diventare da due a una cosa sola. Ma aspettare non basta. Bisogna agire. Bisogna lasciare il proprio posto e andare verso uno nuovo, annullare le distanze, che sia per poche ore, giorni o settimane. Perché quel tempo trascorso in movimento è l'unico antidoto al veleno che l'attesa è capace di iniettarti nel sangue. Devi muoverti, e andare incontro a ciò di cui non puoi fare a meno.

E allora, di nuovo, la vera domanda è di cosa non posso, non voglio fare a meno? Non è passato molto tempo da quando ho iniziato a chiedermelo, e ad ascoltarmi, ma alcune risposte sono già arrivate. Sono frammenti, verità parziali che quasi si contraddicono, ma tutte estremamente significative. Stanno arrivando, rapide, a comporre il puzzle.

Sospetto che quando l'avrò completato, la parola casa avrà assunto un significato nuovo. Sospetto, e dentro di me spero, che casa mia sarà ogni luogo dove sarò riuscita ad annullare le distanze da ciò di cui non intendo più fare a meno.